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sabato 26 Novembre 2022

Fisco, il graduale taglio del cuneo e l’allarme sui crediti del Superbonus

Milano – “La rotta tracciata è sicuramente quella del taglio al cuneo fiscale, siamo consapevoli che è quello che serve e siamo certi che avverrà, gradualmente nel tempo, per incentivare il lavoro nel nostro Paese aumentando il divario tra chi vive con un sussidio dello Stato e chi vive contribuendo a creare un reddito per la sua famiglia e il suo Paese”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso parlando, nel weekend, dal palco del Forum Piccola Industria di Confindustria. “La politica industriale manca da troppo tempo nel nostro Paese. La politica industriale italiana la si può realizzare solo in Europa con la revisione del patto di stabilità e di sviluppo altrimenti questo ci accompagnerà in un decrescita dell’Europa – ha detto ancora Urso -. Bisogna puntare alla realizzazione di campioni europei. In alcuni casi saranno italiani, in altri casi saranno frutto di partnership, in altri parteciperemo ad una filiera trainata da aziende leader di altri Paesi europei. Ma i problemi sono comuni, la Germania e la Francia non stanno meglio di noi”.

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, commentando il dl Aiuti quater a margine del Forum, ha spiegato che il taglio del cuneo fiscale resta una delle urgenze: “Se vogliamo rimettere soldi in tasca agli italiani, specialmente quelli con redditi bassi che hanno sofferto durante la crisi e stanno soffrendo i colpi dell’inflazione, bisogna tagliare le fasce – ha spiegato Bonomi -. Un Paese che spende oltre mille miliardi all’anno di spesa pubblica può riconfigurare il 4/5% di questa spesa, quindi cinquanta/sessanta miliardi, e avere le risorse per fare questo intervento. Abbiamo visto del provvedimenti positivi come le risorse stanziate per contenere il caro bollette, il provvedimento sul gas release, l’intenzione comunque di tenere la barra dritta sulla finanza pubblica. Quello che secondo noi sta mancando è un intervento strutturale sui temi del lavoro”.

“I fringe benefit non ci convincono molto – ha continuato Bonomi -. Primo perché la platea dei lavoratori che usufruisce di queste agevolazioni è molto ridotta, i primi conteggi parlano di circa un 17% quindi molto pochi; secondo non ci convince perché si sposta la palla nel campo delle imprese. Alcune li potranno erogare, altre li potranno erogare in maniera parziale e altro non potranno pagarli perché non sono nelle condizioni in questo momento dato l’aumento delle materie prime e dei costi energetici di avere spazi di bilancio e di finanza per poterlo pagare – ha concluso – quindi noi chiediamo che l’assunzione di responsabilità, se si vuole intervenire a favore dei lavoratori per mettere più soldi in tasca agli stessi, sia presa dal parte del governo: il taglio delle tasse sul lavoro”.

“Non dobbiamo distogliere l’attenzione dalla vera emergenza – ha aggiunto il presidente, Giovanni Baroni -, il timore è che si sia un po’ sollevato il piede dall’acceleratore”: l’effetto dello shock energia sul sistema delle Pmi è ora “allarme liquidità” con un “rischio tenuta per intere filiere”. I crediti di imposta sull’energia messi in campo già dal governo Draghi “sono in molti casi bloccati: servono strumenti sull’immediato per la liquidità come le garanzie che durante la pandemia hanno funzionato molto bene”.

A scaldare la politica economica del governo c’è, infatti, anche la riforma del Superbonus e “il nuovo blocco del sistema, che corre il pericolo di generare una crisi di liquidità per decine di migliaia di aziende italiane e di fermare, conseguentemente, una parte rilevante dei cantieri edilizi” denuncia, da ultimo, Unimpresa. “A questa rilevante crisi di liquidità le imprese potrebbero far fronte ricorrendo a forme illegali di approvvigionamento di denaro offerto da organizzazioni criminali: si profila, quindi, uno scenario di rischio usura dilagante, particolarmente esteso ed accentuato nelle regioni più piccole, quelle del Sud e nei territori economicamente più deboli” evidenzia un’analisi del Centro studi, accodandosi ai molti report diffusi in tal senso nell’ultimo periodo da tutte le categorie professionali del comparto.

“Il problema – osserva il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi – ruota attorno alla capienza fiscale delle banche e di Poste Italiane, i principali soggetti coinvolti nella macchina del superbonus per la cessione dei crediti che lo Stato ha reso possibili per favorire la ripresa del settore edilizio e delle costruzioni. Per evitare che si fermi un pezzo importante della nostra economia, con conseguenze devastanti per le prospettive di crescita del pil, il governo deve necessariamente e in tempi rapidi allargare la capienza fiscale delle banche, così da rimettere immediatamente in moto la macchina evitando lo stop dei cantieri e il rischio usura. Condivido, pertanto, l’appello lanciato dall’Abi e dall’Ance – conlude -: la norma sul superbonus è stata concepita male, ha generato problemi e i continui, contorti interventi correttivi hanno peggiorato la situazione. Oggi ci troviamo con un meccanismo farraginoso, ma non possiamo né tornare indietro né interromperlo bruscamente, perché le conseguenze, per il tessuto economico del Paese, sarebbero senza dubbio peggiori”.

Secondo la relazione di Unimpresa, sono 307.191 gli interventi avviati con il meccanismo del superbonus 110% per un valore di 51 miliardi di euro e, di questi, 38 miliardi riguardano lavori già realizzati e cantieri chiusi. Il meccanismo, assai favorevole, della cessione dei crediti introdotto con il superbonus edilizio ha avuto un impatto rilevante nella crescita del prodotto interno lordo del nostro Paese: negli ultimi due anni, circa il 30% della crescita del pil è stato ottenuto proprio dal comparto delle costruzioni. Sul totale delle opere in questione, il 58% si riferisce a immobili unifamiliari, il 29,5% a unità immobiliari indipendenti, il 12,3% a edifici condominiali.

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