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domenica 3 Marzo 2024

Finanza sostenibile, ASviS: finanziare la giusta transizione e modificare modelli di business degli operatori, 10 raccomandazioni gli stakeholder

Milano – Indirizzare risorse finanziarie pubbliche e private verso settori, progetti e iniziative funzionali alla transizione dell’economia verso modelli più sostenibili, ovvero più inclusivi e a ridotto impatto sull’ambiente. Questo l’obiettivo della finanza sostenibile. Una finanza orientata alla generazione di impatti positivi per la società, accanto al rendimento per gli investitori, che persegue, pertanto, il miglioramento delle condizioni sociali, culturali ed economiche delle comunità, dei cittadini, delle imprese e delle associazioni, promuovendo lo sviluppo della cooperazione, l’educazione al risparmio e alla previdenza, la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile dei territori. A fare il punto sul tema è l’ASviS nel Position paper 2022, pubblicato dal Gruppo di lavoro sulla finanza sostenibile.

Negli ultimi anni, soprattutto a partire dall’adozione dell’Agenda 2030 e dalla sottoscrizione dell’Accordo di Parigi nel 2015, l’integrazione degli SDGs – e, più in generale, di considerazioni di sostenibilità ambientale, sociale e di governance – negli obiettivi e nelle strategie d’investimento è una pratica sempre più diffusa. Una tendenza – evidenzia il report – determinata da una crescita di consapevolezza dei governi e degli investitori sulla rilevanza finanziaria dei temi di sostenibilità e sul ruolo centrale dei mercati dei capitali nel sostenere una crescita economica inclusiva e a basso impatto ambientale. Inoltre, i risparmiatori sono sempre più interessati ad allineare le scelte finanziarie con i propri valori o con i temi ambientali e sociali ritenuti importanti.

L’interesse di governi, regolatori, operatori finanziari e risparmiatori si è focalizzato prevalentemente sui temi ambientali, anche per effetto dell’attenzione suscitata da convenzioni internazionali come l’Accordo di Parigi e da altri documenti di rilievo come l’enciclica “Laudato si'”. Per gli operatori finanziari i temi ambientali possono essere integrati nelle strategie d’investimento con maggiore facilità rispetto a quelli sociali: fattori come le emissioni di CO2 sono più agevoli da misurare e da esprimere in termini quantitativi; di conseguenza, anche le performance di diverse società risultano più comparabili. Anche gli interventi normativi e di policy proposti dalla Commissione Europea si concentrano sull’obiettivo di indirizzare investimenti verso progetti allineati agli obiettivi ambientali e climatici dell’UE .

Ciononostante, attori, strategie e prodotti di finanza per lo sviluppo sostenibile considerano le dimensioni ambientale, sociale e di governance come profondamente interconnesse: infatti, – si legge nel documento – fenomeni come il cambiamento climatico producono effetti di carattere sia ambientale (es: maggior frequenza e intensità dei fenomeni atmosferici estremi, siccità, inondazioni ecc.), sia sociale (es: migranti climatici, aumento della povertà e delle tensioni sociali generate da carestie e carenza di risorse primarie) e la loro efficace gestione è strettamente correlata a una buona governance aziendale. In quest’ottica l’azione della finanza per lo sviluppo sostenibile è innervata dal concetto della “Giusta transizione”, secondo la quale il passaggio a un’economia priva d’impatto sull’ambiente richiede il sostegno alle aree, ai settori e ai soggetti che risultano più esposti e vulnerabili al cambiamento (es: società attive nell’ambito dei combustibili fossili).

Per orientare il lavoro dei prossimi anni degli stakeholder, l’ASviS lancia dieci raccomandazioni sottolineando la necessità di: finanziare una giusta transizione; favorire gli investimenti sostenibili; integrare le performance economiche con quelle sociali e ambientali; far evolvere i modelli di business; predisporre le informazioni e i bilanci di sostenibilità; diffondere gli standard europei per un reporting di sostenibilità comparabile; utilizzare le risorse del PNRR per innovare la PA; sostenere i consumi sostenibili con la leva finanziaria; regolare i mercati nella prospettiva dello sviluppo sostenibile; promuovere con gli strumenti della finanza la parità di genere e l’inclusione.

Un elemento fondamentale è una gestione corretta e attenta del processo di transizione, anche attraverso un significativo incremento di risorse per la cosiddetta “Just Transition”. L’equilibrio tra un rapido raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, un adeguato progresso della tecnologia per l’adozione di tecniche che favoriscano la transizione ecologica ed energetica (in particolare con riferimento ai settori che producono energia e all’impatto di quelli che la consumano) e il mantenimento di adeguati livelli di competitività del sistema-Paese può essere raggiunto – sottolinea l’ASviS – solo attraverso il sostegno intenso, calibrato e adeguato di risorse e di tempi certi per la realizzazione rapida ed efficace degli obiettivi della transizione. Una possibile soluzione può essere un sistema di incentivi commisurati al raggiungimento da parte delle aziende degli obiettivi di decarbonizzazione, eventualmente negoziabili in un mercato con l’assistenza di una garanzia pubblica.

Occorre rafforzare l’insieme degli strumenti di regolazione per fare emergere in modo chiaro e inequivocabile l’orientamento degli investitori verso progetti autenticamente di impatto sulla sostenibilità, facendo in modo che il Regolamento tassonomia selezioni realmente i progetti di investimento in base all’impatto sugli obiettivi ambientali e sociali. È necessario inoltre – aggiunge l’ASviS – rafforzare la trasparenza del mercato SRI e di contrasto al greenwashing e, in particolare, migliorare notevolmente la qualità della raccolta dei dati sui prodotti finanziari che finanziano autenticamente investimenti sostenibili e responsabili. La valutazione degli investimenti deve risolutamente orientarsi verso le tecniche proprie della cosiddetta finanza di impatto, associando agli obiettivi finanziari anche quelli sociali in una ottica di sostenibilità collettiva dei processi di investimento. L’adozione di queste tecniche non è ancora diffusa e l’accelerazione sulla tassonomia per gli obiettivi sociali dello sviluppo sostenibile, che diventa sempre più urgente, – secondo l’Alleanza – potrà dare un significativo impulso in questa direzione.

Occorre imprimere una accelerazione significativa alla modifica dei modelli di business degli attori del sistema finanziario, rafforzando da un lato – si legge nel documento – i processi di identificazione dei rischi ESG e la loro quantificazione nei modelli di rischio, allo scopo di indurre sempre più il sistema finanziario a premiare le attività produttive sostenibili e, dall’altro, proponendo ai risparmiatori e alle PMI prodotti finanziari sostenibili in grado di supportare comporta- menti di consumo e di produzione allineati con gli obiettivi del Goal 12.Le norme sul reporting di sostenibilità si stanno modificando profondamente, anche con l’obiettivo di ridurre la frammentazione di strumenti e standard. Non appena si sarà concluso il processo di perfezionamento della nuova direttiva sul reporting di sostenibilità, sarà necessario – rileva il report –procedere velocemente all’adozione della stessa a livello nazionale al fine di rendere rapido il passaggio al nuovo contesto normativo.

La rapidità di adesione alla direttiva e di applicazione degli standard europei non appena definiti permetterà al sistema delle imprese e allo stesso sistema finanziario di adattarsi al nuovo contesto in tempi brevi, accelerando le scelte strategiche delle im- prese nella direzione della sostenibilità. Sarà necessario allo stesso tempo gestire con cautela le possibili diseconomie derivanti da un eccessivo peso sulle grandi imprese derivante dall’adozione di due diversi standard (europeo e internazionale) e sulle piccole imprese per la richiesta di informazioni che potrebbe derivare loro dal mondo bancario e assicurativo. In questo quadro – per l’ASviS – appare urgente favorire un robusto processo di acculturazione delle PMI italiane al fine di favorire la loro resilienza ai processi in atto, in particolare nelle relazioni che avranno con il mondo finanziario.

Dal Green Deal europeo in avanti, anche per effetto delle crisi in atto (sanitaria ed ener- getica), l’Europa si è dotata di importanti strumenti di finanza pubblica a sostegno della transizione verso un’economia decarbonizzata e socialmente più sostenibile. Dal Next Generation EU agli stessi nuovi Fondi strutturali, dal Fit for 55 al RePowerEU, l’obiettivo dei fondi europei è quello di imprimere all’economia europea un cambio di paradigma funzionale al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Se i rischi di crisi energetica di breve periodo comportano l’adozione di strumenti non allineati con gli obiettivi della neutralità climatica, la prospettiva di lungo periodo non può che essere quella dell’utilizzo del bilancio europeo, del finanziamento comune attraverso debito comune e della tassazione ambientale europea finaizzati al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il PNRR è un formidabile strumento per attivare le Pubbliche Amministrazioni sui temi dello sviluppo sostenibile. La necessità di ragionare tenendo chiaramente conto del principio “Do not significant harm”, ma anche di darsi obiettivi quantificabili sul fronte delle più importanti dimensioni ambientali e sociali, costituisce una svolta importante nel quadro dei processi di pianificazione pubblica. Sarà decisiva – prevede l’ASviS – la capacità di decentrare in modo efficace queste competenze verso le Pubbliche Amministrazioni locali, anche utilizzando le prassi consolidate della programmazione dei Fondi strutturali e attribuendo un contenuto ancora più significativo ai processi di concertazione. I ritardi sui Fondi strutturali devono essere rapidamente recuperati, ridisegnando in modo adeguato il rapporto tra centro e periferia nella pianificazione della spesa pubblica.

Pur in un quadro di crescente disponibilità di prodotti finanziari per la clientela retail attenti alla sostenibilità messi in campo da banche e assicurazioni, la consapevolezza collettiva circa la disponibilità e l’importanza di questi prodotti appare ancora molto limitata. Anche in questo contesto la trasparenza e l’informazione sono i due elementi fondamentali. La regolazione sta imponendo obblighi crescenti in questa direzione, ma in un Paese in cui è scarsa l’educazione finanziaria, questi processi sono lenti e possono essere accelerati con un impegno collettivo degli attori del mercato per generare criteri di valutazione degli impatti dei molteplici prodotti di consumo, affinché gli operatori finanziari possano ad essi legare prodotti finanziari a supporto di quei consumi.

Come sottolineato nei contributi di ASSOFIN, ANCE, FEBAF e FEDUF presenti nel report la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità nei consumi è il risultato dell’effetto di azioni di regolazione (informazione e trasparenza), degli incentivi (superbonus), della promozione di processi culturali (educazione finanziaria) e dell’azione del mercato che, verificando la modifica rapida delle prassi di consumo verso prodotti sostenibili, mette a disposizione strumenti finanziari che trasformino la scelta virtuosa in ulteriore elemento di convenienza (non solo economica). L’adozione di un modello economico orientato verso la sostenibilità sta facendo emergere i vantaggi di una società e di una economia in cui vi siano concrete pari opportunità per tutte e tutti e siano superati quegli squilibri strutturali di genere che hanno condizionato lo sviluppo economico degli ultimi decenni. Questo obiettivo – evidenzia l’ASviS – puà essere raggiunto con policy adeguate che mettano a disposizione strumenti di valutazione delle politiche (bilanci di genere), ma anche strumenti finanziari operativi (es. risorse per l’imprenditorialità femminile) che favoriscano concretamente l’accessibilità al credito e al mercato dei capitali. In questo quadro una attività sostenuta di formazione per l’accesso delle donne agli strumenti di finanza pubblica e privata dovrebbe essere promossa sia a livello nazionale che a livello dei singoli territori del Paese.

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