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sabato 28 Maggio 2022

Fed, FOMC: tassi al 3,5% nel 2023, alta probabilità recessione nel 2024

Milano – La riunione del FOMC di oggi e domani dovrebbe dare una sterzata aggressiva alla politica monetaria, con un rialzo dei tassi di 50pb, l’impegno ad agire “speditamente” per riportare sotto controllo l’inflazione e l’annuncio del nuovo programma di riduzione del bilancio. Lo afferma l’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo, confermando le attese di una Fed sempre più “falco”. “Per quanto riguarda il bilancio – si sottolinea – i verbali di marzo avevano indicato che a regime i limiti ai riacquisti di titoli dovrebbero essere pari a un totale di 95 mld di dollari (60 mld di Treasury e 35 mld di MBS). L’inizio del programma dovrebbe avvenire con limiti inizialmente modesti, in rialzo relativamente rapido (circa tre mesi) verso il livello obiettivo”.

“La conferenza stampa di Powell – spiega Giovanna Mossetti, economista della Direzione Studi e Ricerche di ISP – sarà dedicata a suggellare la svolta verso un modello di Fed ‘à-la-Volcker’, che implica una determinazione assoluta a perseguire il controllo dell’inflazione a qualsiasi costo”. Il sentiero dei tassi dovrebbe portare i fed funds in area neutrale, al 2,5% entro l’autunno, con la possibilità di entrata in territorio restrittivo già a fine 2022 e un punto di arrivo intorno al 3,5% nel 2023. I rischi – afferma l’Ufficio studi di intesa – sono verso l’alto sia per il 2022, sia per il 2023. Un atterraggio morbido non è lo scenario centrale per gli esperti di ISP, secondo cui la parola chiave nello statement e nella conferenza stampa sarà l’avverbio “speditamente”, con cui la Fed qualificherà il ritorno previsto dei tassi verso la neutralità. Il sentiero dei tassi dovrebbe essere più rapido nella prima fase di rimozione dello stimolo e potrebbe diventare più moderato nella fase più propriamente restrittiva.

“I fattori che influenzeranno l’evoluzione dello scenario, nella fase di atterraggio dalla crescita eccessiva attuale – si sottolinea – saranno a nostro avviso la persistenza dell’inflazione elevata e il surriscaldamento del mercato del lavoro. Questi fattori determineranno il sentiero della politica monetaria e, essendo elementi che reagiscono con ritardo al rallentamento della domanda, potrebbero generare una risposta di policy eccessiva e una frenata della crescita significativa fra fine 2023 e il 2024”. La probabilità di recessione è dunque piuttosto elevata. Una convinzione rafforzata dalla considerazione che, negli ultimi 70 anni, su 10 cicli di restrizione monetaria 7 si sono conclusi con una recessione. I 3 atterraggi morbidi si sono realizzati nel 1965-66, 1983-84 e 1994-95. In questi tre casi il trend dell’inflazione non collima con quello del ciclo attuale. In tutti e tre i cicli di rialzo “benigno”, l’inflazione era già in calo prima dell’intervento monetario.

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