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lunedì 30 Gennaio 2023

Fed, Bce e BoE: rialzi di fine anno e proiezioni sul 2023

Milano – Grande volatilità e clima attendista in vista delle riunioni della Fed e della BCE, accompagnate dalla Bank of England, che si unirà alle prime due per chiudere un anno di passione, sotto il profilo dell’inflazione e delle decisioni sui tassi. Il 2022 verrà ricordato come l’anno della grande crisi inflazionistica innescata da una crisi energetica sul modello di quelle verificatesi nel 1973 e 1979. Quest’ultimo scorcio d’anno potrebbe rappresentare un momento di svolta oppure no per le banche centrali, che sono ancora alle prese con una politica volta a domare l’iperinflazione.

Il FOMC, comitato di politica monetaria della Federal Reserve, sarà il primo ad esprimersi fra oggi e domani, 13 e 14 dicembre, annunciando un piccolo rallentamento del ciclo di aumento dei tassi da 75 punti avviato a giugno. L’aumento, questa volta, potrebbe essere nell’ordine di mezzo punto, portando i tassi in una banda di oscillazione compresa fra il 4,25% ed il 4,5%. Ma questo non implicherà una pausa della banca centrali USA che, ancora preoccupata per una inflazione troppo elevata, proseguirà la sua positiva restrittiva ad oltranza. Proprio di recente il Presidente Powell ha ammesso che l’obiettivo dei tassi al 4,6% appare superato e che il picco potrebbe esser raggiunto “un po’ più su”. Di qui a l mezzo pronosticare un punto si massimo al 5% ci vuole poco, ma non manca chi pronostica uno “scenario Armageddon” in cui i tassi arriverebbero al 6,5% nella seconda metà del 2023, un livello toccato l’ultima volta nel 2000, prima dello scoppio della bolla finanziaria.

Proprio gli analisti di JP Morgan, di recente, hanno richiamato a questo scenario, cui danno una probabilità del 28% a fronte dle 10% indicato dal mercato, affermando che avrebbe sui mercati un impatto inferiore al previsto pari ad un 10% do perdita sull’S&P 500 e ad un aumento del rendimento dei titoli decennali del Tesoro di 50 punti base. Parlando del possibile aumento dei tassi al 6,5%, gli analisti di JPM hanno sottolineato “anche se non c’è dubbio che sarebbe negativo per la maggior parte delle classi di asset, comprese le azioni, le obbligazioni e il credito, il potenziale ribasso sarà probabilmente più limitato di quanto suggerirebbe un Armageddon”. Oltre allo scenario peggiore “Armageddon” ve ne sarebbero altri tre, meno drammatici: uno prevede che la Fed torni a tagliare i tassi a metà 2023, un altro che la Fed porti i tassi vicino al 5% nel mezzo d una leggera recessione, un terzo che vede la fed riuscire a domare l’inflazione senza alcun effetto collaterale (danno economico).

La BCE, che si riunirà il giorno dopo la Fed, nella giornata di giovedì, potrebbe annunciare un aumento del costo del denaro di 50 punti base – l’ultimo era stato di ben 75 punti – portando il tasso di riferimento al 2%. Un livello ancora lontanissimo da quello della Fed, perché in Europa l’inflazione è ancora fortemente collegata alla crisi energetica e non sembra ancora aver colpito la dinamica salariale. Il meeting della BCE, contrariamente al solito, sarà dopo quello della Fed e c’è chi si aspetta un effetto domino, dove un segnale di rallentamento dei rialzi dei tassi della Fed potrebbe condizionare anche la BCE. Fra l’altro, gli ultimi dati sull’inflazione dell’Area Euro sono risultati migliori delle attese al 10% rispetto al 10,4% del cosensus ed al 10,6% precedente.

In una recente intervista il capo economista della BCE Philip Lane ha spiegato “ci aspettiamo che saranno necessari altri rialzi, ma molto è già stato fatto, quindi dovremo assicurarci di avere una buona comprensione dell’outlook di inflazione e dei fattori di rischio nel fissare i tassi riunione per riunione”. “Voglio dire che quando prenderemo le future decisioni sui tassi, incluso a dicembre – ha chiarito – dovremo considerare la portata di ciò che abbiamo già fatto, quindi la base per la decisione sarà diversa”. Anche la Presidente Christine Lagarde all’Europarlamento ha ribadito che non c’è più una forward guidance e che “non è possibile dare indicazioni precise sulla velocità o sull’obiettivo finale dei tassi”.

E la Bank of England? La riunione della BoE sarà la più osservata perché è attesa una netta divisione all’interno del Board sul da farsi, di fronte ad una situazione più complicata che dipinge un quadro di stagflazione. Di certo, la banca centrale britannica nei mesi scorsi è stata costretta a mosse contrastanti e tempestive, per tamponare decisioni di politica fiscale inappropriate ed avventurose. In generale il mercato attende che il Board guidato dal governatore Andrew Bailey aumenterà i tassi di mezzo punto al 3,5%, al top degli ultimi 14 anni, ma questa decisione sarà molto sofferta ed il governatore sarà costretto ad esercitare ogni pressione sui banchieri, nel tentativo di domare l’inflazione che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 41 anni.

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