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mercoledì, Settembre 22, 2021

Eurozona, indice PMI salito a 60.6, il valore più alto dal 2000

L’attività economica dell’eurozona di luglio ha indicato il tasso più rapido di crescita in 21 anni grazie alla progressiva riapertura dei mercati dalle restrizioni anti Covid-19.

Il record di espansione dell’attività terziaria in 15 anni è stato tuttavia attenuato da un rallentamento della crescita della produzione manifatturiera legato in molti casi al peggioramento della catena di distribuzione. Con la domanda che, ancora una volta, ha superato l’offerta, i prezzi di vendita di beni e servizi sono nel frattempo aumentati ad un ritmo mai visto prima di giugno.

L’Indice IHS Markit PMI® Composito dell’Eurozona, dalla lettura dei dati ‘flash’* preliminari di luglio dal record in 15 anni di giugno di 59.5, è salito a 60.6, il valore più alto da luglio 2000. Con luglio, salgono a quattro i mesi consecutivi in cui l’attività indica un’accelerazione di crescita. La componente servizi è balzata a 60,4 punti dai 58,3 di giugno, mentre il Pmi manifatturiero è sceso a 62,6 punti (63,4 a giugno), al valore più basso in quattro mesi. I ritardi sulla catena di distribuzione, che impediscono la produzione e spingono i costi delle aziende al rialzo, rimangono la preoccupazione principale per il manifatturiero.

La recente impennata ha tuttavia continuato ad esercitare pressione sulla capacità operativa ad un livello mai registrato nel corso storico dell’indagine. Ne è risultato un rapido aumento del lavoro inevaso che ha eguagliato il record segnato lo scorso giugno. Per far fronte al rialzo della domanda, le aziende hanno assunto personale aggiuntivo per il sesto mese consecutivo. L’incremento netto dell’occupazione è stato il secondo più considerevole da gennaio 2018, e, seppure moderato rispetto a giugno, è stato uno dei maggiori tra quelli registrati nell’arco degli ultimi venti anni.

Il complessivo miglioramento rispetto alla prestazione di giugno è stato guidato dal settore terziario, ed ha indicato la più rapida accelerazione di crescita da giugno 2006, segnando il quarto mese consecutivo di aumento della produzione. La rimozione di alcune restrizioni anti-pandemiche, soprattutto nel settore viaggi, ha determinato il più considerevole rialzo di commesse estere terziarie (incluso il commercio all’interno dell’eurozona) da quando i dati comparabili sono stati raccolti per la prima volta, nel 2014. Anche se il manifatturiero ha riportato il tredicesimo mese consecutivo di crescita della produzione, il tasso di espansione è scivolato ai minimi da febbraio. In molti casi, soprattutto in Germania, la produzione ha risentito dei vincoli delle risorse.

Nel manifatturiero, i prezzi di acquisto sono infatti saliti al valore record dal 1997, da quando cioè i dati sono stati per la prima volta disponibili. L’inflazione dei costi del terziario è modestamente diminuita, indicando tuttavia il secondo valore più alto degli ultimi 13 anni. Tra i paesi dell’eurozona, la Germania è stata la capofila di questo rialzo, riportando la più forte espansione mensile dal 1998, quando i dati comparabili sono stati disponibili per la prima volta.

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “L’eurozona sta beneficiando durante il periodo estivo di una crescita sostenuta, dovuta all’allentamento delle restrizioni anti Covid-19 che a luglio ha spinto il livello di crescita al valore più veloce in 21 anni. Il settore del terziario in particolare sta approfittando di una maggiore libertà di movimento dovuta alle più deboli misure di contenimento e al maggiore tasso di vaccinazione, specialmente nei settori legati a ospitalità, viaggi e turismo. I ritardi sulla catena di distribuzione, che impediscono la produzione e spingono i costi delle aziende al rialzo, rimangono tuttavia la preoccupazione principale per il manifatturiero. Il conseguente rialzo dei costi ha causato un aumento quasi record dei prezzi medi di vendita per beni e servizi che nei prossimi mesi potrebbe causare un incremento dei prezzi dei beni di consumo. L’indagine ha inoltre evidenziato il grave pericolo che la variante Delta costituisce per l’economia futura. Infatti, l’aumento dei casi non solo ha ridotto l’ottimismo al livello più basso da febbraio, ma nuove ondate di Covid su scala mondiale potrebbero innescare ulteriori ritardi sulla catena di distribuzione globale, causando prezzi ancora più alti.”

L’attività economica dell’eurozona di luglio ha indicato il tasso più rapido di crescita in 21 anni grazie alla progressiva riapertura dei mercati dalle restrizioni anti Covid-19.

Il record di espansione dell’attività terziaria in 15 anni è stato tuttavia attenuato da un rallentamento della crescita della produzione manifatturiera legato in molti casi al peggioramento della catena di distribuzione. Con la domanda che, ancora una volta, ha superato l’offerta, i prezzi di vendita di beni e servizi sono nel frattempo aumentati ad un ritmo mai visto prima di giugno.

L’Indice IHS Markit PMI® Composito dell’Eurozona, dalla lettura dei dati ‘flash’* preliminari di luglio dal record in 15 anni di giugno di 59.5, è salito a 60.6, il valore più alto da luglio 2000. Con luglio, salgono a quattro i mesi consecutivi in cui l’attività indica un’accelerazione di crescita. La componente servizi è balzata a 60,4 punti dai 58,3 di giugno, mentre il Pmi manifatturiero è sceso a 62,6 punti (63,4 a giugno), al valore più basso in quattro mesi. I ritardi sulla catena di distribuzione, che impediscono la produzione e spingono i costi delle aziende al rialzo, rimangono la preoccupazione principale per il manifatturiero.

La recente impennata ha tuttavia continuato ad esercitare pressione sulla capacità operativa ad un livello mai registrato nel corso storico dell’indagine. Ne è risultato un rapido aumento del lavoro inevaso che ha eguagliato il record segnato lo scorso giugno. Per far fronte al rialzo della domanda, le aziende hanno assunto personale aggiuntivo per il sesto mese consecutivo. L’incremento netto dell’occupazione è stato il secondo più considerevole da gennaio 2018, e, seppure moderato rispetto a giugno, è stato uno dei maggiori tra quelli registrati nell’arco degli ultimi venti anni.

Il complessivo miglioramento rispetto alla prestazione di giugno è stato guidato dal settore terziario, ed ha indicato la più rapida accelerazione di crescita da giugno 2006, segnando il quarto mese consecutivo di aumento della produzione. La rimozione di alcune restrizioni anti-pandemiche, soprattutto nel settore viaggi, ha determinato il più considerevole rialzo di commesse estere terziarie (incluso il commercio all’interno dell’eurozona) da quando i dati comparabili sono stati raccolti per la prima volta, nel 2014. Anche se il manifatturiero ha riportato il tredicesimo mese consecutivo di crescita della produzione, il tasso di espansione è scivolato ai minimi da febbraio. In molti casi, soprattutto in Germania, la produzione ha risentito dei vincoli delle risorse.

Nel manifatturiero, i prezzi di acquisto sono infatti saliti al valore record dal 1997, da quando cioè i dati sono stati per la prima volta disponibili. L’inflazione dei costi del terziario è modestamente diminuita, indicando tuttavia il secondo valore più alto degli ultimi 13 anni. Tra i paesi dell’eurozona, la Germania è stata la capofila di questo rialzo, riportando la più forte espansione mensile dal 1998, quando i dati comparabili sono stati disponibili per la prima volta.

Commentando i dati PMI Flash, Chris Williamson, chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “L’eurozona sta beneficiando durante il periodo estivo di una crescita sostenuta, dovuta all’allentamento delle restrizioni anti Covid-19 che a luglio ha spinto il livello di crescita al valore più veloce in 21 anni. Il settore del terziario in particolare sta approfittando di una maggiore libertà di movimento dovuta alle più deboli misure di contenimento e al maggiore tasso di vaccinazione, specialmente nei settori legati a ospitalità, viaggi e turismo. I ritardi sulla catena di distribuzione, che impediscono la produzione e spingono i costi delle aziende al rialzo, rimangono tuttavia la preoccupazione principale per il manifatturiero. Il conseguente rialzo dei costi ha causato un aumento quasi record dei prezzi medi di vendita per beni e servizi che nei prossimi mesi potrebbe causare un incremento dei prezzi dei beni di consumo. L’indagine ha inoltre evidenziato il grave pericolo che la variante Delta costituisce per l’economia futura. Infatti, l’aumento dei casi non solo ha ridotto l’ottimismo al livello più basso da febbraio, ma nuove ondate di Covid su scala mondiale potrebbero innescare ulteriori ritardi sulla catena di distribuzione globale, causando prezzi ancora più alti.”

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