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lunedì 5 Dicembre 2022

Esma, stop all’uso facile dei nomi “ESG” e “sostenibile” nei fondi

Bruxelles – L’Autorità di vigilanza europea sui mercati finanziati (ESMA) crede che i nomi dei fondi siano un potente strumento di marketing e per non trarre in inganno gli investitori “i termini ESG e sostenibilità nei nomi dei fondi devono essere supportati in modo sostanziale da prove di caratteristiche o obiettivi di sostenibilità che si riflettano in modo corretto e coerente negli obiettivi e nella politica di investimento del fondo”. Lo si legge nella comunicazione con cui l’Authority ha avviato una consultazione del mercato in merito all’introduzione di soglie quantitative per la percentuale minima di investimenti sufficiente a supportare i termini ESG o relativi alla sostenibilità nei nomi dei fondi. “Con questa consultazione, l’ESMA continua a dare la priorità alla promozione della trasparenza e alla lotta al rischio di greenwashing”, ha commentato Verena Ross, presidente dell’ESMA.

“L’obiettivo è garantire che gli investitori siano protetti da affermazioni di sostenibilità infondate o esagerate, fornendo sia alle autorità nazionali competenti che ai gestori patrimoniali criteri chiari e misurabili per valutare i nomi dei fondi, inclusi ESG o termini relativi alla sostenibilità”, ha aggiunto. Nella proposta dell’ESMA, che ora gli operatori possono commentare, se un fondo contiene la parola ESG nel suo nome, una percentuale minima di almeno l’80% dei suoi investimenti dovrebbe essere utilizzata per soddisfare le caratteristiche ambientali o sociali o gli obiettivi di investimento sostenibile in conformità con gli elementi vincolanti della strategia di investimento. Se un fondo ha la parola “sostenibile” o qualsiasi altro termine derivato dalla parola “sostenibile” nel suo nome, dovrebbe allocare – all’interno dell’80% di cui sopra – almeno il 50% in investimenti sostenibili.

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