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sabato 28 Gennaio 2023

Eni tratta l’acquisto della britannica Neptune Energy

Milano – Eni è nelle fasi iniziali dei colloqui per acquistare la società britannica Neptune Energy per 6 miliardi di dollari. Secondo quanto si legge sul quotidiano “The Times”, sarebbero già in corso i colloqui preliminari, ma non sarebbe stata presentata alcuna offerta formale. Neptune è di proprietà di Sam Laidlaw, l’ex amministratore delegato di Centrica, il principale fornitore di gas ed energia elettrica britannico. Laidlaw ha fondato Neptune come presidente esecutivo nel 2015 con il sostegno dei gruppi di private equity Carlyle e Cvc, che detengono rispettivamente il 30,6 e il 20,4 per cento delle azioni.

Nel 2017 Neptune ha acquisito le attività di petrolio e gas della francese Engie attraverso un accordo che ha portato China Investment Corporation, il fondo sovrano di Pechino, a diventare il suo maggiore azionista con una quota del 49 per cento. Negli ultimi anni, tuttavia, Neptune ha cercato una via d’uscita, valutando anche una quotazione in Borsa del valore di 7 miliardi di sterline (circa 8,1 miliardi di euro). L’azienda britannica lo scorso anno ha valutato anche l’opportunità di una potenziale vendita dei suoi asset e si ritiene che abbia contattato diversi gruppi tra cui Harbour Energy, impresa petrolifera con sede a Edimburgo, in Scozia.

Neptune produce l’equivalente di circa 130 mila barili di petrolio al giorno e l’anno scorso ha registrato ricavi per 2,5 miliardi di dollari e un utile netto di 387 milioni di dollari. La quota maggiore della sua produzione è in Norvegia, sebbene abbia anche asset in Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Nord Africa e Indonesia, dove è partner di Eni in un progetto di gas naturale liquefatto (Gnl). Le attività di Neptune nel Regno Unito includono il giacimento di gas Cygnus, il più grande del Paese, che secondo i dati della compagnia può fornire circa il 6 per cento della produzione nazionale. Contando anche i giacimenti in Norvegia che convogliano il loro gas in Regno Unito, Neptune afferma di gestire circa il 12 per cento della fornitura di gas del Regno Unito.

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