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venerdì 7 Ottobre 2022

Ue divisa sul price cap al gas russo, il 5 ottobre il tetto Usa sul petrolio. Intanto il taglio obbligatorio all’elettricità

Bruxelles – La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si trova nel pantano. È chiamata a pronunciarsi – nelle prossime ore con una proposta legislativa – sul tetto al prezzo del gas ma è nella scomoda posizione di dover decidere se accontentare la Germania e scontentare una quindicina di altri Stati membri. Oppure seguire la linea di Berlino e spaccare l’Unione. Il tutto in un momento in cui il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la critica apertamente per la lentezza nell’azione; diversi diplomatici delle capitali l’accusano di farsi scrivere le proposte da Berlino e in madrepatria la incolpano di anteporre gli interessi europei a quelli dell’economia nazionale. I malumori di alcuni Paesi nei confronti della leader tedesca erano emersi già con il piano di riduzione di consumo del gas (approvato a luglio). Per molti era una proposta cucita sulle esigenze della Germania che si traduceva nel fatto che i ventisei avrebbero aiutato Berlino se si fosse trovata senza più a gas a causa dei tagli russi. “Negli anni noi abbiamo investito tanto per le rinnovabili. Anche gli altri avrebbero dovuto fare lo stesso”, lamentava il premier portoghese, Antonio Costa.

“Se cade l’industria tedesca, cade l’industria europea”, rassicurava invece la ministra francese per la Transizione energetica, Agnès Pannier-Runacher, prendendo le posizioni della Commissione. “Le proposte della Commissione non vengono fatte sulla base delle richiesti di questo o di quell’altro governo”, ha replicato il portavoce di von der Leyen, Eric Mamer. Chiusa quella partita, si è aperta quella ben più delicata del tetto al prezzo del gas. Per mesi l’avevano chiesto i Paesi meridionali, Italia in primis. La Spagna aveva talmente insistito che è riuscita a ottenere una propria eccezione per applicare un tetto nell’isola iberica. Per il resto, la risposta dell’esecutivo europeo (a giugno) si è era limitata a promettere “analisi e studi” da presentare ai leader Ue nel vertice di fine ottobre. I diplomatici sospettosi l’hanno interpretata come una sottomissione alla Germania, che non può fare a meno del gas (allora nemmeno di quello russo) e dei Paesi Bassi che non vogliono che si tocchi il mercato del metano, che ha come indice la Borsa di Amsterdam.

Dopo le prime aperture da parte di Berlino su un eventuale price cap, von der Leyen ha scelto la riunione dei parlamentari conservatori tedeschi della Csu/Cdu in Baviera per annunciare (il 2 settembre) che “è giunto il momento di fissare un tetto al prezzo del gas russo”. Da allora, lo ha inserito nelle sue proposte informali creando non poco scompiglio tra gli Stati. Berlino dopo una prima timida apertura, si è defilita. Il ministro dell’Energia, Robert Habeck, al suo arrivo al Consiglio straordinario di venerdì ha ammesso che “la Germania non può essere l’unica ad avere clemenza. Se ci sono dei Paesi contrari al price cap perché verrebbero danneggiati allora lo rispettiamo”. Insomma Berlino dice no perché ci sono altri Paesi che non potranno accettare. Il cancelliere Olaf Scholz è stato molto più netto: “E’ prematuro parlarne”. Tra i Paesi più contrari, che la Germania vorrebbe proteggere, c’è l’Ungheria. Ormai opposta a ogni sanzione contro la Russia (aveva già votato contro il piano di taglio dei consumi del gas).

“E’ solo una sanzione mascherata”, aveva protestato il capo della diplomazia di Budapest, Peter Szijjarto. L’intento della Commissione era aggirare il veto ungherese inserendo il price cap tra i provvedimenti contro la crisi energetica, sulla base dell’articolo 122 del Trattato. Sarebbe bastata quindi la maggioranza la qualificata (15 Paesi che rappresentino il 65% della popolazione) e senza passaggio dal Parlamento europeo. L’ultimo imprevisto per von der Leyen è stato la richiesta (nel Consiglio di venerdì) di proporre l’estensione del price cap a tutto il gas che arriva nell’Unione non solo a quello russo. Ipotesi a cui la Germania è fermamente contraria ma che nemmeno la Commissione aveva preso seriamente in considerazione. “Lo scopo della proposta è contrastare la manipolazione russa delle forniture di gas all’Europa, quindi ha senso concentrarsi sul gas russo ma nulla è fuori dal tavolo”, ha assicurato la commissaria all’Energia, Kadri Simson.

“Sul costo del gas, continuiamo a lavorare su risposte adatte a un mercato globale. L’obiettivo è garantire prezzi più bassi in Europa assicurando al contempo la sicurezza dell’approvvigionamento”, ha sottolineato von der Leyen dopo una riunione con i commissari sabato. E’ stato un weekend di telefonate, anche con i fornitori diversi dalla Russia, per sondare il terreno per un eventuale price cap. Von der Leyen ha parlato anche con il premier della Norvegia (attualmente il primo fornitore di gas all’Ue), Jonas Gahr Store. “Stiamo affrontando le discussioni con una mentalità aperta, ma siamo scettici riguardo a un prezzo massimo per il gas”, ha detto il premier norvegese. In ballo c’è pure il greggio. Venerdì scorso il Tesoro statunitense ha emesso linee guida approssimative di conformità per il proposto price cap al petrolio russo, concentrandosi sulla documentazione necessaria al settore privato per aderire al programma. Il tetto al prezzo dovrebbe entrare in vigore entro il 5 dicembre per il petrolio greggio e il 5 febbraio per i prodotti petroliferi, in linea con l’attuazione del divieto dell’Unione europea sui servizi associati al petrolio marittimo e ai prodotti raffinati.

Si apprende, intanto, che la Commissione europea proporrà un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità durante le ore di picco. La bozza di regolamento in materia propone anche un limite obbligatorio ai ricavi degli operatori che producono energia da rinnovabili, nucleare e lignite, cioè diverse dal gas. Il limite si applicherà ai ricavi per MegaWatt ora di elettricità prodotta. Le eccedenze di ricavi derivanti dall’applicazione del cap dovranno essere ‘girate’ a cittadini e imprese “esposti a prezzi elevati dell’energia elettrica”, con gli Stati a decidere le misure redistributive più adatte. Il testo prevede anche l’obbligo di incentivare i contratti di acquisto a lungo termine, che servono a iniettare liquidità nel mercato delle rinnovabili. Gli Stati potranno anche condividere l’extragettito e estendere alle Pmi i prezzi regolati. Infine, si legge nella bozza, gli Stati membri saranno obbligati a introdurre un contributo di solidarietà eccezionale e temporaneo per l’industria fossile, “sulla base dell’utile imponibile realizzato nell’anno fiscale 2022” e solo in quell’anno. Le proposte passeranno via articolo 122, cioè direttamente dagli Stati, che potranno emendarle e approvarle a maggioranza qualificata.

Riduzione obbligatoria dei consumi di elettricità sulla base di un target mensile, dunque, lasciando ai singoli Stati membri la discrezionalità di individuare in quali ore implementare tale taglio. E’ su questo binario che, a quanto si apprende, dovrebbe svilupparsi la proposta della Commissione Ue sul taglio ai consumi energetici, prevista per oggi dopo il collegio dei Commissari. “Il target obbligatorio dovrebbe risultare dalla selezione di una media di 3-4 ore di picco” individuate “per ogni giorno feriale” sulla cui scelta gli Stati membri hanno “un margine di discrezionalità”. La fascia oraria in cui implementare la riduzione dei consumi “potrebbe includere anche quelle nelle quali la generazioni di elettricità da fonti rinnovabili è bassa”. Il target della riduzione dei consumi non è quantificato nella bozza e sarà oggetto di dibattito anche nella mattinata di domani quando si riunirà il collegio dei commissari. La settimana scorsa l’orientamento della Commissione era quello di una riduzione del 10%. La quantificazione del taglio mensile viene fatta con il raffronto con lo stesso mese nel “periodo di riferimento”, basandosi sulla media dei consumi dei 5 anni precedenti al periodo 1 novembre-31 marzo nel quale l’Ue chiede il taglio della domanda.

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