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venerdì 27 Maggio 2022

Energia, Pil e Pnrr di guerra

Roma – Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di non poter essere realizzato nel nuovo scenario economico dominato dalla guerra tra Russia e Ucraina e va cambiato. A chiederlo con forza è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in occasione della presentazione del rapporto di previsione del Centro Studi che dimezza la previsione di crescita del Pil per il 2022, portandola all’1,9%, con una revisione al ribasso di 2,2 punti rispetto allo scenario delineato lo scorso ottobre, decretando la recessione tecnica per l’Italia nei primi due trimestri. Secondo Viale dell’Astronomia, il caro energia comporterà un maggior onere di 68 miliardi su base annua per le imprese. Bonomi invita quindi il governo ad andare avanti sulle riforme “senza se e senza ma” e a cambiare le priorità.

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, assicura che il Piano va bene, non si può disfare, ma bisogna rafforzarlo per avere una maggior autonomia energetica e “si può aggiornare” sotto alcuni aspetti. Il monito del leader degli industriali arriva proprio nel giorno in cui il Mef fa sapere che si è conclusa “positivamente” la seconda visita in Italia dei tecnici della Commissione Europea per il monitoraggio del Piano e che Bruxelles apprezza i progressi compiuti.

Il Pnrr per la parte energetica, spiega Bonomi, “oggi non comprende gli ingenti investimenti necessari per sostituire la quota di gas russo, quindi va modificato”. “In questo quadro – sottolinea il leader degli industriali – gli effetti positivi derivanti dall’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono a rischio, perché alcuni degli investimenti previsti potrebbero essere di difficile realizzazione ai prezzi attuali. Inoltre, la scarsità di vari materiali potrebbe rendere difficoltoso realizzare alcuni investimenti nei tempi previsti. È, quindi, probabile che alcuni progetti debbano essere rivisti alla luce del contesto attuale, affinché il Piano possa essere effettivamente implementato”.

Secondo Bonomi, il Pnrr “va rivisto perché la base dei prezzi su cui è stato ideato e pensato è completamente cambiata” e si è registrato un “rialzo di 15 volte”. Il presidente di Confindustria chiede di premere l’acceleratore sulle riforme: “Il governo deve andare avanti senza se e senza ma, serve un riformismo competitivo. Bisogna fare quelle riforme che da trent’anni il paese aspetta, che lo rendano competitivo, e che non si sono mai fatte. Su quelle ovviamente bisogna andare avanti mentre sul resto fatico a capire se – permettetemi la battuta – oggi sono più importanti 52 chilometri di piste ciclabili o forse realizzare quegli impianti di rigassificazione di cui abbiamo bisogno e che possono portare sollievo alle bollette energetiche di imprese e famiglie”. Il rischio, secondo Bonomi, “è che faremo le 52 piste ciclabili e ci andremo tutti perché non avremo altro”.

Anche i manager e gli imprenditori riuniti a Cernobbio per il consueto Forum Ambrosetti si uniscono all’appello di Confindustrua e chiedono di rimaneggiare il Piano alla luce del nuovo quadro economico, come emerge dal sondaggio condotto sui 300 partecipanti alla kermesse. E proprio davanti alla platea di Cernobbio il ministro Franco difende il Piano. “Il Pnrr va essenzialmente bene – osserva Franco – c’è bisogno di proseguire e di attuarlo, attuarlo, attuarlo. Singoli progetti possono essere esaminati e ridiscussi, ma una cosa è ridiscutere singoli progetti, altra prenderlo e buttarlo via”. Nel medio periodo, spiega il titolare dell’Economia, “il fulcro deve rimanere l’attuazione del Piano. Si può ridiscutere tutto? È stato scritto riga per riga con la Commissione ed è stato concordato con i nostri partner. Non è che noi unilateralmente diciamo ‘no, ricominciamo da capo’, il rischio sarebbe di bloccare tutto, non avendo un Piano nazionale come ora e non avendo un’alternativa”.

“E’ ovvio – osserva Franco – che il Pnrr è fondamentale ma non sufficiente in questo momento che abbiamo. Non credo che gli eventi degli ultimi mesi rimettano in discussione questi obiettivi di medio termine che dobbiamo avere (investimenti, produttività e occupazione) rimettono in discussione semmai le politiche economiche nel breve termine. Ma non rimettono in discussione il nostro obiettivo di medio termine. Allora se il Pnrr è coerente con questo obiettivo si può aggiustarlo ma non vale la pena di disfarlo integralmente e poi ripartire”.

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