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sabato 1 Ottobre 2022

Energia, l’isteria della Borsa di Amsterdam e la questione del tetto al prezzo del gas

Roma – Un tetto europeo al prezzo del gas può fermare le isterie della Borsa di Amsterdam, secondo il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola. “Il Pd e la lista dei democratici e progressisti ha presentato cinque proposte nette. Per fare un disaccoppiamento, per fare contratti sociali rispetto alle bollette, dobbiamo discutere di un tetto europeo al prezzo del gas. A livello europeo settembre sarà il mese decisivo perché arriverà la proposta della Commissione europea”, ha spiegato Amendola. Gas ed energia continuano ad essere l’argomento del giorno sui media italiani. Il governo Draghi “ha fatto tanto per affrontare l’emergenza energia, ma la situazione attuale è ancora esplosiva, anzi sta peggiorando, sembra una tempesta perfetta. Bisogna fare di più per evitare il blocco delle aziende e fortissime ripercussioni sulle bollette delle famiglie” ha dichiarato tra gli altri il presidente di Unindustria, Angelo Camilli, esprimendo forte preoccupazione per il continuo aumento dei prezzi del gas e le tensioni crescenti “soprattutto in una fase politica in cui c’è il rischio di un vuoto di potere, vista l’imminenza delle elezioni e il governo impegnato nella sola gestione corrente”, ha spiegato.

“Da tempo sosteniamo che la questione energetica è prioritaria e che va affrontata in maniera strutturale, non con misure tampone o una tantum – ha sottolineato Camilli -. I prezzi del gas hanno toccato livelli insostenibili con un quadro geopolitico molto complesso, forti tensioni sui mercati, la speculazione che spinge sui prezzi. Insomma, sembra una tempesta perfetta, anche se in questa congiuntura difficile l’esecutivo ha fatto il possibile, non si è mosso male. Nonostante le buone intenzioni – ha proseguito – serviranno altri interventi, altre misure. L’emergenza è altissima. Anche perché la diversificazione delle fonti energetiche avviata da Draghi impiegherà del tempo per andare a regime e svincolarci dalla dipendenza dalla Russia. Se i prezzi continueranno ad aumentare, come più che probabile, il quadro cambierà ancora e i provvedimenti fin qui presi saranno di fatto obsoleti. Andranno riviste tutte le misure, potenziandole”. La situazione potrebbe migliorare “confermando i crediti d’imposta, l’azzeramento degli oneri di sistema, gli aiuti alle famiglie e trovando altri fondi in bilancio. Le imprese, che hanno lanciato da tempo un grido d’allarme, rischiano di andare al tappeto. Intere filiere industriali, siderurgia, settore della carta, ceramiche, insomma la manifattura in genere, rischiano di chiudere”, ha evidenziato Camilli. “Molte aziende hanno già ridotto la produzione, altre lavorano solo di notte per risparmiare pagare meno l’energia, altre purtroppo sono sull’orlo della crisi”, ha aggiunto.

E riguardo al tetto al prezzo del gas a livello Ue proposto da Draghi, il presidente Camilli ha affermato: “Sarebbe un ottimo risultato, ma l’Europa purtroppo è ancora molto divisa. In attesa di un intervento coordinato di Bruxelles, sarebbe utile mettere un tetto al prezzo del gas a livello nazionale. Inoltre moratorie selettive per sostenere i settori più in difficoltà, evitare possibili fallimenti. Accanto alla manifattura – ha aggiunto – soffrono anche altri settori di cui poco si parla. Penso al digitale, che consuma tanta energia, come al settore delle telecomunicazioni, al settore chimico farmaceutico, il settore delle gomme e plastiche, il settore estrattivo o al comparto alberghiero. Comparti che vanno tutelati, che creano occupazione e danno impulso al Pil. Penso a delle moratorie soprattutto per le Pmi che più soffrono per l’aumento delle tariffe. Per quanto riguarda il piano di razionamenti proposto – ha proseguito -, questo non deve, però, riguardare solo le imprese. Credo sia utile anche su questo fronte agire in fretta, come resto già fatto in Germania. Anche pensare a misure straordinarie come, a esempio, una Cig (cassa integrazione) per l’energia, come fatto per la Cig-Covid, potrebbe essere importante per sostenere aiutare le aziende. Così come sarebbe di grande importanza – ha concluso Camilli – che anche i territori dessero un loro contributo, penso per esempio per quanto riguarda la nostra regione, che sia importante varare al più presto un piano regionale sull’energia per accelerare sulle semplificazioni, utilizzare al meglio i fondi europei e promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili”.

Dello stesso avviso Coldiretti. L’aumento record del gas ha un effetto valanga sulla spesa alimentare con l’esplosione dei costi per l’acquisto dei fertilizzanti a base di azoto necessari per far crescere le coltivazioni. È quanto afferma l’associazione in riferimento all’impatto del caro energia sulle tavole degli italiani nel sottolineare che i fertilizzanti azotati rappresentano circa il 70 per cento del totale e sono prodotti dall’azoto ottenuto dall’aria e dall’idrogeno ottenuto dal gas, il cui costo è diventato proibitivo. In Italia nelle campagne – sottolinea la Coldiretti – si registrano infatti rincari che vanno dal +170 per cento dei fertilizzanti al +129 per cento per il gasolio, ma i rincari coinvolgono l’intera filiera. Un mix micidiale – proseguono – che costerà nel 2022 alle famiglie italiane quasi nove miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sui consumi degli italiani e dell’andamento dell’inflazione nei primi sette mesi dell’anno.

A pesare sull’aumento del costo dei fertilizzanti sono anche le misure adottate con l’inizio della guerra in Ucraina, che hanno visto sanzioni, accaparramenti e riduzioni degli scambi che hanno favorito le speculazioni in una situazione in cui l’Italia ha importato lo scorso anno dall’Ucraina ben 136 milioni di chili di fertilizzanti, mentre altri 171 milioni di chili arrivavano dalla Russia e 71 dalla Bielorussia, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat, dalla quale si evidenzia che si tratta complessivamente di una quota superiore al 15 per cento del totale delle importazioni. Il risultato è che più di un’azienda agricola su 10 (13 per cento) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e oltre un terzo del totale nazionale delle imprese agricole (34 per cento) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. Il caro energia – continua la Coldiretti – mette a rischio l’intera produzione alimentare con effetti sui principali fornitori, con il vetro che costa oltre il 30 per cento in più rispetto allo scorso anno, ma si registra un incremento del 15 per cento per il tetrapack, del 35 per cento per le etichette, del 45 per cento per il cartone, del 60 per cento per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70 per cento per la plastica.

Il risultato prevedibile è un forte rincaro dei prezzi al consumo in autunno, con il rischio anche di tagli alla produzione e un ulteriore aumento della dipendenza dall’estero dopo che le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29 per cento), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare. “Per questo abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano in cinque punti per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando l’importanza di “non perdere 35 miliardi di fondi europei per l’agricoltura italiana nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”. Oltre alla scelta strategica di istituire il ministero dell’Agroalimentare è necessario affermare in Europa un netto no al cibo sintetico, al Nutriscore e all’accordo Mercosur che rischia di aprire le porte a prodotti che utilizzano più di 200 pesticidi non autorizzati da noi e ad aumentare la deforestazione e l’inquinamento, mettendo in ginocchio le imprese agricole europee.

Al contrario – secondo Coldiretti – è fondamentale dire un forte sì all’origine in etichetta per tutti gli alimenti, alla ricerca su nbt in campo aperto, alla sostenibilità con bioeconomia circolare, biocarburanti, biogas e digestato. “Ma serve accelerare anche sul bando del fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20 mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese”, ha afferma Prandini. “Allo stesso modo – ha proseguito -, il bando sulla logistica è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo, superando il gap che ci separa dagli altri Paesi europei, Spagna in testa”. E per difendere la capacità produttiva agricola nazionale, “oltre a un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della legge 157 del 1992 per fermare l’invasione di fauna selvatica e cinghiali che devastano i campi a fronte dei cambiamenti climatici è una priorità per il Paese costruire una rete di invasi per catturare l’acqua quando cade e distribuirla quando manca”.

Certo il caro energia iniciderà non poco sul tasso di rischio di povertà, ovvero la percentuale delle persone che hanno un reddito inferiore al 60% di quello medio disponibile, che in Italia è già salito prima della crisi passando dal 20% del 2020 al 20,1% del 2021, per 11,84 milioni di persone coinvolte. Lo si legge nelle ultime tabelle Eurostat, secondo cui la percentuale sale al 25,2% (14,83 milioni) se si considerano anche le persone a rischio di esclusione sociale, ovvero quelle che sono a rischio di povertà o non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali o vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa. Oltre un quarto dei bambini italiani con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà ( 26,7% nel 2021, in aumento dal 23,8% del 2020) con una percentuale che è la peggiore dal 1995. Si tratta di 667mila bambini, in lieve aumento dai 660mila del 2020. Il dato risente anche del fatto che si è ridotta la popolazione in questa fascia di età. Se si allarga la platea anche alle famiglie a rischio di esclusione sociale, la percentuale per gli under 6 in situazione di difficoltà sale al 31,6% dal 27% del 2020.

Intanto, partirà nei prossimi giorni una operazione trasparenza dei gestori di pubblici esercizi associati a Fipe-Confcommercio. L’iniziativa “Bollette in Vetrina” si propone di mostrare ai cittadini ed avventori di bar e ristoranti in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare. I gestori che aderiranno all’iniziativa, riceveranno una cornice da appendere nei propri locali, per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell’energia elettrica. Bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell’impennata dei prezzi del gas, che stanno costringendo gli esercenti a dover scegliere tra aumenti dei listini, finora assai modesti, e la sospensione dell’attività. “Questa iniziativa ha l’obiettivo di rendere trasparente cosa sta succedendo oggi a chi gestisce un bar o un ristorante anche nel tentativo di spiegare ai clienti perché stanno pagando il caffè un po’ di più con il rischio nei prossimi mesi di ulteriori aumenti”, spiega Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio, aggiungendo “se il Governo non interviene o si agisce sui listini o si sospende l’attività. Per questo Fipe Confcommercio ha chiesto al governo di potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore”.

E all’estero? Il governo tedesco ha approvato ieri un pacchetto di misure per assicurare il risparmio energetico nel corso dell’inverno. Se correttamente applicate, queste misure consentiranno di risparmiare gas nella misura del 2-2,5%. Ad annunciare il pacchetto il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, al termine della riunione di gabinetto. “Nel complesso le misure permettono di risparmiare energia, ma non al punto da potersi mettere comodi e dire ora va bene'”, ha detto Habeck in conferenza stampa a Berlino. Le misure includono limitazioni all’uso dell’illuminazione negli spazi pubblici. In aggiunta il governo ha approvato una legge che darà priorità al trasporto di materie prime energetiche sulle ferrovie. Fuori dall’Ue, Il Governo svizzero ha deciso di fissare, per il semestre invernale, un obiettivo volontario di risparmio di gas del 15%. La decisione del Consiglio federale è stata presa per evitare una situazione di penuria nel settore energetico e considerando che nel settore del gas la Svizzera è totalmente dipendente dalle importazioni. “Una situazione di penuria a livello europeo, pertanto, si ripercuoterebbe direttamente sulla Svizzera e renderebbe difficile far pervenire in nel nostro Paese i quantitativi di gas acquistati all’estero”, viene sottolineato in un comunicato.

Il consumo di gas della Svizzera dipende in ampia misura dal fabbisogno di riscaldamento: tre quarti del gas vengono consumati in inverno. Il maggiore potenziale di risparmio nei mesi invernali è dunque determinato dalla temperatura dei locali. “Una parte essenziale dei risparmi deve dunque essere ottenuta tramite una riduzione volontaria dei consumi delle economie domestiche, dell’industria, dei servizi e dell’amministrazione pubblica – viene spiegato – Ulteriori risparmi possono essere conseguiti tramite la commutazione volontaria, dal gas all’olio, di impianti a doppio combustibile”. Con una quota del 15% circa del consumo complessivo di energia, in Svizzera il gas ha un’importanza minore rispetto a molti altri Paesi europei (quota di gas nell’UE: 22%). Diversamente dall’estero, di regola il gas in Svizzera non è utilizzato per produrre energia elettrica. Tuttavia, anche nel paese elvetico il gas non è irrilevante: le economie domestiche consumano circa il 44 per cento del quantitativo totale (riscaldamento), il settore terziario circa il 22 per cento (riscaldamento, l’industria circa il 32 per cento (calore di processo), il settore agricolo e dei trasporti circa il 2 per cento.

Il Consiglio federale vuole che l’Amministrazione federale dia il buon esempio ed entro l’inizio del semestre invernale (ottobre 2022 – fine marzo 2023) intende adottare diverse misure di riduzione del consumo energetico. Ad esempio, si tratta di ridurre la temperatura ambiente negli edifici, spegnere apparecchi e computer il cui funzionamento non è strettamente necessario e ridurre l’impiego di elettrodomestici personali che consumano corrente. “È pure al vaglio la possibilità, in caso si penuria di energia, di riunire diverse sedi dell’Amministrazione federale allo scopo di riscaldare un minor numero di locali e di aumentare, a titolo complementare, la quota di telelavoro del personale – viene evidenziato – Il Consiglio federale invita i Cantoni, le Città e i Comuni a esaminare e attuare misure analoghe nelle proprie amministrazioni”. Infine, tra le ultime iniziative estere, si segnala quella del premier giapponese Kishida ordinerà la costruzione di nuove centrali nucleari. A decretare la decisione è stata la crisi energetica globale aggravata dal conflitto in Ucraina, che per il Giappone, fortemente dipendente dalle importazioni di idrocarburi, si è tradotta in un grave peggioramento della bilancia commerciale.

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