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venerdì 7 Ottobre 2022

Energia: la Germania guarda al carbone, l’Italia no

Roma – Il governo federale ha approvato l’ordinanza sull’utilizzo del carbone da parte delle centrali alimentate a gas per la generazione di energia elettrica. L’obiettivo è far fronte alla crisi di questa fonte di energia, a seguito del taglio delle forniture attuato dalla Russia. “Intendiamo risparmiare gas in estate per riempire i nostri impianti di stoccaggio per l’inverno”, ha dichiarato il ministro dell’Economia e della Protezione del clima tedesco, Robert Habeck. Con l’entrata in vigore dell’ordinanza da domani 14 luglio, le centrali alimentate a carbone e petrolio, attualmente in riserva, potranno quindi rientrare nel mercato dell’elettricità per un periodo limitato fino alla fine dell’inverno. Secondo il ministero dell’Economia e della Protezione del clima tedesco, rimane inalterato l’obiettivo di completare il processo di graduale decarbonizzazione della Germania entro il 2030.

“Eni è molto impegnata nella transizione energetica e non ha alcuna intenzione di rallentare il passo. Anzi, l’ha accelerato perché spingendo su questa leva si raggiunge prima e con più efficacia la sicurezza energetica che passa non solo dalla diversificazione geografica ma dalla pluralità delle fonti di approvvigionamento”. Lo ha detto al “Sole 24 Ore” Lucia Calvosa, presidente dal maggio 2020 di Eni che, dal maggio 2021, presiede anche il Comitato Italiano per la Corporate Governance. Eni è scesa in campo “con grande immediatezza” al fianco del governo. Ed è pronta, spiega Calvosa, a fare un ulteriore salto anche nella sua strategia per il clima con un voto consultivo dei soci che sarà introdotto in assemblea dal prossimo anno.

“L’emergenza di una potenziale e improvvisa mancanza di gas russo – osserva la presidente – ci ha messi di fronte al tema della sicurezza energetica mondiale, nonché a quello della sussistenza di una realtà di sistemi economici e industriali ancora in buona parte legati a modelli energetici tradizionali. Ma già prima del conflitto eravamo nel mezzo di una crisi dei prezzi derivante dalla drastica riduzione degli investimenti nell’upstream e da una conseguente carenza di offerta a fronte del rimbalzo economico del post Covid. E con la guerra la crisi si è accentuata, con volatilità e picchi dei prezzi che non riflettono i flussi reali del mercato. Il governo è corso ai ripari per cercare dl calmierare l’impatto”. “L’esecutivo – continua – sta intervenendo con le opportune misure di contrasto. E noi ci siamo adoperati per poter dare il nostro contributo alle istituzioni sfruttando al meglio e accelerando la produzione delle ingenti risorse di gas che abbiamo scoperto negli ultimi anni in modo da dirottarle verso l’Europa e verso l’Italia”.

Più fornitori per sostituire progressivamente Mosca, ma anche maggiori sforzi su stoccaggi e nuovi rigassificatori. Si accelera su più fronti. “Non c’è alternativa, bisogna avvalersi di più leve. Noi stiamo dando un contributo importante al Paese perché è stato fatto un lavoro straordinario di collaborazione con le istituzioni. Ma ciò che conta è che tutto il sistema faccia squadra anche perché il successo si raggiunge solo con la combinazione di tutti i fattori. Ma questo non basta”. “Al di là dei provvedimenti che assumerà il governo, – conclude Calvosa – è necessario stimolare un uso consapevole dell’energia perché questo è un passaggio doveroso. Finora si è parlato tanto di energia, di sicurezza, di infrastrutture e di investimenti necessari, ma occorre muoversi anche su questo versante promuovendo ad ampio spettro politiche che stimolino un utilizzo corretto e responsabile dell’energia da parte di tutti”.

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