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sabato 2 Marzo 2024

Energia: il tetto Ue ai ricavi, le trattative norvegesi sul gas e l’indipendenza (anche) dalla Cina

Bruxelles – La Commissione europea ha proposto di introdurre un tetto alle entrate per le aziende che producono energia a basso costo. Ad annunciarlo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante un punto stampa sulla questione energetica a Bruxelles. “Proporremo un tetto alle entrate delle aziende che producono elettricità a basso costo – ha dichiarato -. Le fonti energetiche a basso tenore di carbonio stanno ottenendo ricavi inaspettati, che non riflettono i loro costi di produzione. È ora che i consumatori beneficino dei bassi costi delle fonti energetiche a basso tenore di carbonio, come le energie rinnovabili. Proporremo quindi di reindirizzare questi profitti inattesi agli Stati membri, in modo che possano sostenere le persone e le imprese vulnerabili”. La Norvegia intanto – ritrovatasi prima davanti alla Russia per export di gas in Ue – si dice pronta a discutere potenziali accordi a lungo termine e limiti sul prezzo del gas con i partner europei per fornire sostegno durante la crisi energetica.

“Capisco perfettamente che l’Europa ora affronta un profondo dibattito su come funzionano i mercati energetici – ha affermato il primo ministro norvegese, Jonas Gahr Stoere -, su come possono garantire prezzi più convenienti per cittadini, famiglie, industrie, su come gestire questa carenza di gas” legata alle azioni della Russia. “La Norvegia non chiude le porte a discussioni del genere” ha aggiunto, avvertendo tuttavia sui possibili rischi legati a determinate scelte e ricordando che la responsabilità di qualsiasi accordo ricade su società come Equinor, il gruppo petrolifero norvegese controllato dallo Stato, che gestisce i giacimenti di petrolio e gas del Paese e che “devono essere responsabili della conclusione di accordi a breve e lungo termine con i loro clienti in Europa. Non sto chiudendo la porta a nessuna idea che possa far fare progressi all’Europa – ha chiarito Stoere -. È nel profondo interesse della Norvegia che riduciamo l’instabilità, che aumentiamo l’affidabilità per i nostri alleati e partner”.

Dopo Mosca, Berlino – nel frattempo – guarda a Pechino. La Germania deve diventare più indipendente anche dalla Cina, non soltanto dalle importazioni di energia e materie prime dalla Russia. Ma il quadro dipinto dall’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, presidente dell’Associazione federale delle banche tedesche (Bdb), vale un po’ per tutto il continente. L’Ad si è espresso al Vertice delle banche a Francoforte sul Meno, sostenendo che “quando si tratta di dipendenze” la Germania deve porsi la “scomoda domanda di come affrontiamo la Cina: il crescente isolamento del Paese e le tensioni montanti, in particolare con gli Stati Uniti, rappresentano un rischio considerevole per la Germania”. Inoltre, la Repubblica federale tedesca ha sperimentato quanto sia pericoloso rendersi “troppo dipendente da singoli Paesi o regioni”.

Per Sewing, diminuire la dipendenza anche dalla Cina richiede un cambiamento fondamentale, almeno quanto il distacco dalle importazioni di energia dalla Russia. Il presidente del Bdb ha aggiunto che, al momento, l’attenzione è “giustamente” su tale questione: “Dobbiamo fare di tutto per garantire che le nostre auto, i sistemi di riscaldamento e le fabbriche non funzionino soltanto quando un autocrate al Cremlino è ben disposto nei nostri confronti” ha osservato, riconoscendo che l’emancipazione dalla Cina è molto complicata. Questo mercato è, infatti, “una pietra angolare” dell’economia tedesca. La Cina acquista l’8 per cento delle esportazioni della Germania, mentre la quota delle importazioni cinesi in questo Paese rappresenta il 12 per cento del totale.

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