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sabato 28 Maggio 2022

Energia, fonti rinnovabili: per Piazza Affari restano delle criticità

Milano – Le ultime misure in tema di energia da parte del governo hanno previsto l’aumento del prelievo sugli extra-profitti degli operatori dal 10% al 25% del valore aggiunto, con effetti soprattutto sulle utilities, ma anche l’individuazione di ulteriori aree idonee all’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e un’ulteriore semplificazione dei procedimenti per la realizzazione degli impianti stessi. L’obiettivo è accelerare la produzione di energia green, anche per diminuire la dipendenza da fonti fossile e dalla Russia, e per farlo si deve necessariamente passare per i colli di bottiglia del settore: l’estrema lentezza nell’approvazione delle nuove autorizzazioni, oltre che una certa disomogeneità a livello nazionale nella normativa di riferimento. Tutto ciò è visto in modo positivo dalla maggioranza degli operatori del settore quotati a Piazza Affari, secondo i quali l’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei ministri va nella giusta direzione.

“Senza dubbio accogliamo il nuovo decreto con forte soddisfazione – commenta Giovanni Di Pascale, amministratore delegato di Altea Green Power – La semplificazione e velocizzazione dei processi autorizzativi per l’installazione di impianti rinnovabili e l’estensione delle aree idonee alla costituzione di impianti green rappresentano dei nodi fondamentali per lo sviluppo del nostro settore aprendoci tutta una serie di nuove opportunità. Grazie a questo provvedimento si compie un deciso passo in avanti per la realizzazione di un’economia sostenibile, che favorisca il passaggio da un sistema basato su fonti energetiche inquinanti a un modello virtuoso incentrato su fonti ecologiche, non solo per interrompere la dipendenza energetica dell’Italia dagli altri paesi, ma anche per la salvaguardia dell’ambiente e del nostro futuro”.

Il provvedimento è stato accolto positivamente anche da ESI, in particolare nel passaggio che limita il più possibile le aree ritenute non idonee per impianti eolici e fotovoltaici. “Lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresenta il primo strumento per risolvere in maniera strutturale l’emergenza energetica e l’adozione di misure coraggiose e radicali per semplificare il permitting è il modo per sbloccare gli investimenti per il settore”, afferma Felice Egidi, presidente di ESI. Il manager di ESI ritiene però “preoccupante l’annuncio dell’aumento al 25% del prelievo sui cosiddetti extraprofitti, dal precedente 10%. Questo creerebbe un grave danno al settore, minando la fiducia degli investitori e con particolare danno allo sviluppo delle fonti rinnovabili”. La posizione è la stessa espressa congiuntamente dalla associazioni di categoria del settore (Energia, Utilitalia, Elettricità Futura, ANEV, Aiget ed Energia Libera), che parlano di “una misura iniqua e punitiva che, oltretutto, crea un segnale fortemente negativo rispetto alla transizione energetica ed alle tecnologie rinnovabili”.

La situazione in cui si inseriscono i nuovi provvedimenti è quella di un settore dalle grandi opportunità, ma ancora fortemente frenato dalla burocrazia. Secondo uno studio dello scorso anno condotto da Althesys per Elettricità Futura, circa il 50% dei progetti rinnovabili non viene concretizzato a causa in primis della burocrazia. Il restante 50% dei progetti viene portato a compimento con 6-8 anni di ritardo rispetto alle tempistiche previste per legge. Secondo Alfredo Balletti, amministratore delegato di Comal, “i principali ostacoli alla realizzazione dei progetti sono da ricercarsi nella burocrazia farraginosa, ma anche nei blocchi da parte di amministrazioni locali e regionali o da parte del ministero della cultura e delle sovrintendenze. Alle volte ai problemi autorizzativi si aggiungono quelli legati ai fenomeni di opposizione territoriale: come i processi di Nimby (not in my back yard, cioè “non nel mio giardino”) o Nimto (not in my terms of office, cioè “non durante il mio mandato”)”.

Entrando ancora più nello specifico, “per il fotovoltaico, certamente le attuali limitazioni all’accesso alle aste GSE per impianti su aree agricole, anche se abbandonate o degradate, è un grande freno – spiega Egidi – Per quanto riguarda l’eolico di recente sono state introdotte misure positive per semplificare il repowering e il revamping (i cosiddetti rifacimenti), ma restano nodi importanti come le lentezze nei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)”. Inoltre, fa notare Stefano Giuffredi, Chief Business Development Officer di Renergetica, “non bisogna dimenticarsi che questo decreto semplifica il futuro e parte del passato (quei progetti che casualmente sono nelle condizioni giuste) ma l’iter degli impianti in sviluppo (che sono una quantità che, in molte Regioni, coprirebbe il fabbisogno energetico) è ancora complesso e spesso diverso da Regione a Regione”.

Restano ancora da definire l’ampiezza e l’effettività delle modifiche alle procedure autorizzative, per le quali bisognerà aspettare la discussione in parlamento e i provvedimenti attuativi. “Oggi per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico ci vogliono cinque anni rispetto ai sei mesi previsti dalla normativa, quindi, direi che la semplificazione delle procedure è un elemento fondamentale – afferma Di Pascale – Inoltre, un altro nodo da sciogliere è legato ai vincoli in materia paesaggistica, cercando di fare chiarezza tra interesse ambientale e paesaggistico, ma soprattutto solo una maggiore consapevolezza in ambito politico e amministrativo permetterà la rimozione di tutti quegli ostacoli che impedisce il concreto sviluppo del nostro settore”. Quello che gli operatori chiedono, in generale, sono comunque norme che non lascino spazio a interpretazioni. “Ci sono alcune misure, ad esempio relative al repowering, che intese nel senso più ampio danno una libertà ampissima a chi possiede un impianto datato ma non specificano cosa significhino per altri sviluppatori che intendessero realizzare impianti limitrofi – spiega Giuffredi – Riteniamo che la norma, forse a causa dei vari aggiornamenti a cui è stata soggetta, al momento potrebbe anche lasciare spazio ad una interpretazione restrittiva e ciò non andrebbe nella direzione auspicata dal legislatore con la Solar Belt”.

In definitiva, secondo Balletti, sono apprezzabili tutte le iniziative che consentono di ridurre i tempi di attesa e le incertezze: “Ad esempio è stato deciso che l’installazione di impianti solari fotovoltaici e termici sugli edifici o su strutture e manufatti fuori terra diversi dagli edifici e la realizzazione delle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica è considerato come intervento di manutenzione ordinaria e quindi non è subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso – racconta – Si tratta di una piccola modifica all’ordinamento grazie alla quale è possibile dimezzare i tempi dell’iter burocratico perché adesso basterà compilare un modello unico semplificato per installare impianti fino a 200 Kw di potenza”.

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