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sabato 26 Novembre 2022

Energia: dopo il petrolio il tetto al gas, e l’idea dell’ora legale tutto l’anno

Milano – Il price cup al petrolio russo, anche solo per i tempi ancora lunghi della sua attuazione, cambierà poco nella grave crisi energetica europea. Il tetto al prezzo del gas – unica strada percorribile per fermare una corsa che rischia di mettere in ginocchio l’economia continentale – rischia d’altra parte di stoppare definitivamente ogni fornitura da Putin e di risolversi in una questione interna al mercato comunitario. E l’Italia è uno dei Paesi con la più bassa autonomia energetica in Europa, producendo nel proprio territorio solo il 22,5% dell’energia consumata, a fronte di una media europea del 39,5%. Come emerso al Forum Ambrosetti, in termini comparativi l’Italia è quintultima in Ue davanti solo a Malta (2,7%), Lussemburgo (5,0%), Cipro (7,2%) e Belgio (22,4%). Allo stesso tempo, tuttavia, è tra i Paesi più virtuosi in termini di miglioramento dell’autonomia energetica, avendo aumentato il proprio livello di 9 punti percentuali tra il 2000 e il 2019 ed è seconda per disponibilità di risorse rinnovabili. Anche su questo versante, però, è ancora lunghissima la strada per sganciarsi dalla dipendenza dall’estero, incluso il Nord Africa e il mondo arabo con cui l’Eni ha stretto quest’estate tanti accordi.

Vincoli burocratici e tempi e costi di costruzione e riconversione degli impianti con le moderne tecnologie rallentano oltremodo la valorizzazione di acqua, vento, sole e rifiuti che potrebbe aumentare la nostra autonomia energetica di quasi 36 punti percentuali, contribuendo in modo sostanziale a garantire gli attuali livelli di consumo e raggiungere i più importanti traguardi di sostenibilità e decarbonizzazione. E allora, dopo il petrolio, non resta che pensare seriamente anche al price cap del gas. “Sono convito – ha detto l’ad e dg di A2A Renato Mazzoncini a Cernobbio – che oggi possa portare dei risultati insperati. Tanto è vero che sono bastati due giorni, in cui se ne è discusso seriamente a livello europeo, per dare già una buona flessione significativa del prezzo del gas. Credo che oggi la strada più importante sia pensare a una politica energetica europea che, in una situazione di emergenza, consenta di ragionare sul price cap, in accordo con i principali Paesi fornitori senza la Russia, in modo da garantirci che vada a buon fine. Potrebbe dare un risultato significativo. L’Europa dovrebbe affrontare insieme questa emergenza, come se fosse un gruppo di acquisto solidale”.

Rispetto a giugno, quando a Bruxelles si è deciso di non decidere, la situazione è decisamente peggiorata: il ritardo accumulato ha un costo, che si pensava potessero pagare soprattutto i Paesi ancora dipendenti da Mosca, Germania e Italia più degli altri, ma che invece sta riguardando tutti. Le conseguenze dell’aumento dell’inflazione, e la loro proporzione, contribuiscono a far cadere le resistenze nazionali: a questi livelli, è l’intero sistema produttivo europeo che non regge. Per questo anche i tedeschi hanno cambiato idea e per questo l’opposizione dei Paesi del Nord, guidati dall’Olanda, sta perdendo terreno. E’, come sempre, una questione di costi e benefici. Mettere il tetto può voler dire dover rinunciare al gas russo, prendendo per buona la nuova minaccia di Mosca, e questo ovviamente ha un prezzo. Sarebbe necessario ridurre i consumi e continuare a fare sforzi consistenti per sostituire le fonti di approvvigionamento, e l’inverno sarebbe sicuramente più difficile da affrontare. Ma può essere anche la strada per accorciare i tempi della guerra e, di conseguenza, della crisi energetica. Soprattutto può essere il modo per sottrarsi definitivamente al ricatto russo, per lavorare a una reale indipendenza sia sul gas sia sul petrolio.

Tre le varie idee e proposte per calmierare i prezzi, si segnala quella della Sima, Società italiana di Medicina ambientale: mantenere l’ora legale tutto l’anno. “La politica discute di razionamenti del gas alle imprese e riduzione della durata dei riscaldamenti dal prossimo autunno, ma dimentica che già dal 2018 il Parlamento europeo ha approvato con l‘84% dei voti favorevoli l’abolizione dell’obbligo del cambio di orario due volte l’anno, lasciando di fatto liberi i vari Stati di scegliere se optare per l’ora solare o legale – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – Il passaggio permanente all’ora legale consentirebbe di guadagnare un’ora di luce e calore solare ogni giorno e, considerati gli attuali prezzi del gas, determinerebbe nel nostro paese risparmi sui consumi di energia stimabili in circa 1 miliardo di euro solo nel primo biennio”. Il risparmio energetico derivante dall’adozione permanente dell’ora legale consentirà tra l’altro di tagliare le emissioni climalteranti per un totale di 200.000 tonnellate di CO2 all’anno, con conseguenze positive sulla salute umana oltre che risparmi economici dovuti alla riduzione della combustione di fonti fossili per illuminazione e riscaldamento. Prima dell’impennata dei prezzi del gas, Terna ha quantificato in 420 milioni di kilowattora l’energia elettrica risparmiata nei 7 mesi del 2022 in cui è in vigore l’ora legale, con un minor consumo di elettricità in 15 anni pari in Italia a 10 miliardi di kilowattora, per un totale di 1,8 miliardi di euro risparmiati grazie all’ora legale.

“È per questo che chiediamo al governo Draghi di prendere immediatamente questa decisione demandata agli Stati nazionali dal Parlamento europeo, invitando gli altri Paesi dell’Unione a fare altrettanto”, conclude Miani. Spostando in avanti le lancette di un’ora, si ritarda l’uso della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi l’effetto ‘ritardo’ nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate e fa registrare valori meno evidenti in termini di risparmio elettrico. Dal 2004 al 2021, secondo l’analisi della società guidata da Stefano Donnarumma, il minor consumo di energia elettrica per l’Italia dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 10,5 miliardi di kWh e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di oltre 1,8 miliardi di euro. Il beneficio economico stimato per il periodo di ora legale nel 2022 è stato calcolato considerando che il costo del kilowattora medio per il ‘cliente domestico tipo in tutela’ (secondo i dati dell’Arera) era pari a circa 46,03 centesimi di euro al lordo delle imposte. I circa 420 milioni di kilowattora di minori consumi di elettricità sono equivalenti al fabbisogno medio annuo di circa 150 mila famiglie.

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