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domenica, Ottobre 17, 2021

Educazione finanziaria, Flowe: “La paghetta è ancora il primo strumento educativo”

La classica «paghetta» di importo fisso e con regolare periodicità rimane il più tipico strumento di educazione finanziaria.

Questa è una delle tante conclusioni a cui è giunta la nuova interessante ricerca condotta dall’Osservatorio sulle Giovani Generazioni di Flowe, pending BCorp del Gruppo Bancario Mediolanum che mira a educare i giovani sui temi dell’innovazione e della sostenibilità economica, sociale e ambientale, insieme ad AstraRicerche.

La ricerca parte innanzitutto dal rapporto dei giovani con i dispositivi tecnologici, indagando quali siano gli strumenti più utilizzati e come cambiano con la crescita. 7,7 anni è l’età media in cui i giovani iniziano ad utilizzare i device tecnologici, che sale a 9,1 anni parlando in particolare dello smartphone; tra i 7 e i 9 anni il device più utilizzato è il tablet (72% secondo gli intervistati), mentre al crescere dell’età aumenta la frequenza di utilizzo dello smartphone (per i 16-18 anni raggiunge la quasi totalità con il 99%. Anche PC e computer sono sempre più utilizzati all’aumentare dell’età, specialmente per esigenze scolastiche.

Si evidenzia inoltre il tema dell’utilizzo della tecnologia (web e carte di credito/debito nello specifico) in relazione agli acquisti onlineL’uso dei dispositivi su siti di e-commerce è diffuso nel 38,5% dei casi (figli degli intervistati), con frequenza maggiore all’aumentare dell’età (si va dal 21% per la fascia 7-9 anni al 76% per i 16-18enni). Il 48% delle ragazze dichiara di effettuare acquisti online abbastanza spesso, rispetto al 40% del target maschile.

In riferimento alle modalità degli acquisti online, si osserva che il 66,5% dei ragazzi effettua l’operazione insieme ai genitori mentre il 33,5% in autonomia.

Particolarmente interessante è il focus che la ricerca conduce sul tema dell’educazione finanziaria dei giovani.

La responsabilità della gestione del denaro in famiglia risulta essere in capo ai genitori (37,3% degli intervistati è interamente responsabile; il 58,7% co-gestisce con il partner; il 2,1% affida al partner la gestione e solo l’1,6% gestisce il denaro insieme ad altri familiari).

Interrogati sull’importanza e la responsabilità nell’educazione dei figli sulle tematiche economiche e finanziarie, per il 92% è importante formare i più piccoli già alla fine delle scuole elementari. Si tratta per la maggioranza di una responsabilità prettamente genitoriale: il 67% se ne occupa insieme al partner, il 28% se ne occupa da solo, meno del 3% lo delega ad altri contesti educativi. Tra i metodi di insegnamento applicati il più diffuso è l’educazione per simulazione ossia spingere i bambini a porsi degli obiettivi di risparmio (66,8%), premiare con piccole somme il rispetto delle regole e il rendimento scolastico (65,8%) e parlare con loro della gestione del denaro.

La classica «paghetta» di importo fisso e con regolare periodicità rimane il più tipico strumento educativo: al figlio viene così affidata la valutazione della spesa e del risparmio (il 25% dei genitori lo utilizza come unica modalità, il 41% prevede invece una forma mista di gestione del denaro, con budget extra per le spese più importanti).

“Trovo che il tema dell’educazione economica e finanziaria sia il punto nodale sul quale concentrare le nostre riflessioni e le nostre azioni – afferma Oscar di Montigny, Presidente di Flowe – poiché non possiamo pensare di valorizzare gli asset finanziari delle giovani generazioni senza sviluppare costantemente il loro, ma anche il nostro capitale umano, cioè l’insieme di conoscenze, abilità, idee, aspirazioni ed emozioni che, permettendo loro di raggiungere obiettivi sociali ed economici, hanno poi naturali ricadute positive sull’intera collettività”.

Con la progressiva digitalizzazione dei pagamenti emerge con forza il tema della gestione del denaro non più solo fisico ma digitale. Strumento preferenziale per l’utilizzo dei più giovani – che difficilmente avrebbero accesso a bancomat, conti correnti strutturati e carte di credito – sono le carte di debito o carte prepagate. Il 68,7% dei genitori dichiara di conoscerli come strumenti finanziari e di possederne almeno uno, mentre il 27,2% pur conoscendoli non ne possiede, infine, solo il 2% non sa di cosa si tratti. Tra i giovani la consapevolezza è leggermente più bassa: il 60,7% dei ragazzi conosce le carte di debito e oltre la metà di loro (più del 60%) ha sentito parlare di carte prepagate studiate appositamente per giovani.

Il mondo di oggi è sempre più interconnesso e i ragazzi nativi digitali necessitano di strumenti per la gestione economico-finanziaria adeguati alle loro aspirazioni e necessità, pensati per una società futura e non passata” spiega Ivan Mazzoleni, ceo di Flowe. “L’utilizzo dei contanti sta gradualmente scomparendo nonostante in Italia il percorso verso una completa digitalizzazione del denaro sia ancora ricco di sfide da intraprendere. Anche per questo motivo è importante che i ragazzi, per cui è essenziale essere formati sulla gestione economica, di risparmio, di sicurezza finanziaria, siano anche consapevoli degli strumenti tecnologici più innovativi e congeniali ai loro bisogni.”.

Interrogati sul perché possa essere utile possedere una prepagata e quali potrebbero essere gli ambiti di utilizzo, i giovani dichiarano: per il 73,8% per gli acquisti online, per il 47,7% l’ottica è quella del risparmio per acquisti futuri; per il 32,2% si tratta di spese quotidiane; il 28,2% le utilizza o utilizzerebbe in caso di gite e viaggi all’estero.

Secondo i genitori, invece, l’utilità maggiore è nel caso di viaggi anche all’estero (50,4%), perché i ragazzi non debbano portare con sé contanti (4,5%), per educare e responsabilizzare i figli (29,6%), per gestire i risparmi in alternativa a un conto corrente, più complesso (26%).

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