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mercoledì 6 Dicembre 2023

Edison via dalla Russia, il peso degli extraprofitti

Milano – Fuori dalla Russia. “Abbiamo chiuso col 31 dicembre”, ha annunciato in una recente intervista a “La Stampa” Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. A suo avviso si tratta di un segnale importante in questa stagione difficile, la fine della dipendenza da Mosca che tutti stanno inseguendo. Il gruppo energetico è impegnato a tempo pieno nella transizione verde e deve vedersela con una folta serie di ostacoli, geopolitici e no. Protesta per la tassa sugli extraprofitti, una imposta “sproporzionata” che “vale il 90 per cento dei nostri utili”. Chiede al governo di ripensarci, vede margini di dialogo, ma ammette che, alla fine, potrebbe essere costretto a un ricorso. Poi ci sono le voci di un addio di Edf dalla controllata italiana. “Prive di consistenza”, assicura. “Erano già circolate la scorsa estate e il nostro azionista le aveva smentite. Non esiste un dossier Edison al momento”. Se però ripartono i brusii sarà pur successo qualcosa: “Le voci circolano da quando il governo francese è intervenuto su Edf col piano di nazionalizzazione e delisting che ha provocato una perdita finanziaria. Sono infondate e sono già state smentite una volta. Magari qualcuno interessato c’è, qualcuno che alimenta le indiscrezioni. Un’operazione di queste dimensioni permetterebbe ad alcuni di accelerare la realizzazione degli obiettivi di crescita nelle rinnovabili”.

“Noi abbiamo altri obiettivi – aggiunge – . Siamo focalizzati sulla nostra crescita organica nei business della transizione energetica, che è quella che porta il vero valore per noi e all’intero sistema”. Essere desiderati è una forma di apprezzamento: “E’ un buon segno, vuol dire che andiamo bene. Quando però le voci sono ripetute non generano un clima positivo all’interno e all’esterno della società. Ma sono cose che succedono”. Voci di cambio azionista, crisi energetica, profitti tassati, dispute sulle bollette. Non manca proprio nulla: “Purtroppo, è così. La questione degli extraprofitti rischia di essere molto pesante. L’ultimo provvedimento assume come riferimento gli esercizi dal 2018 al 2021. Noi, nei primi due, abbiamo avuto un utile molto basso a causa della ristrutturazione del portafoglio industriale che abbiamo messo in atto. Nel 2020 c’è stato il Covid. Il 2021 è stato l’anno in cui abbiamo messo a frutto il piano di ristrutturazione”.

“Se si confronta – argomenta Monti – l’utile del 2022 con il quadriennio precedente si genera un differenziale molto ampio su cui calcolare il gettito extra-profitti. Sommando questo provvedimento a tutti quelli precedenti messi in atto nel 2022 arriviamo a una imposta complessiva sui nostri profitti di circa il 90 per cento”. Secondo l’amministratore delegato “così si riducono la capacità di investimento sulle rinnovabili, l’efficienza energetica e, più in generale, su tutte le attività legate alla transizione energetica”. “E’ un ‘tax rate’ anomalo – continua – frutto di una stratificazione di provvedimenti. Sarebbe bene porre un limite alla portata del provvedimento che non rispetta le indicazioni europee. L’Ue chiedeva un prelievo minimo del 33 per cento per gli operatori Oil&Gas e della raffinazione. Il governo italiano ha allargato il perimetro a tutte le società energetiche ed è salito al 50 per cento. L’effetto è, ripeto, sproporzionato. Nel nostro caso, oltretutto, avendo un riferimento di base molto basso si trasforma in un gettito ancora più eccessivo. Saremo costretti a difenderci”.

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