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venerdì 7 Ottobre 2022

Edilizia drogata dalla selva di bonus, effetto boomerang sul comparto

Milano – “La situazione è drammatica”, dice senza mezza misura a “La Stampa” Federica Brancaccio, da poche settimane presidente dell’Ance, l’associazione che riunisce i costruttori italiani. La selva di bonus che da due anni traina il settore dell’edilizia, a cominciare dal gettonatissimo 110 per cento fino ai precedenti incentivi per facciate e ristrutturazioni, rischia di essere “un gigantesco boomerang”. Poi spiega cosa sta succedendo: “Le nostre imprese hanno i cassetti fiscali pieni di crediti di imposta che non riescono a monetizzare dopo che a novembre sono cambiate le regole. Le banche, e ancora prima le piattaforme di Cassa depositi e prestiti e Poste, hanno chiuso l’acquisto dei crediti. O li sblocchiamo o si rischia una tempesta perfetta di fallimenti, disoccupazione, contenziosi con i condomini”. Adesso anche la Corte dei conti giudica il superbonus distorsivo, l’Abi richiama le banche alla massima diligenza per non condividere eventuali responsabilità di eventuali illeciti: “Occorre una premessa: i bonus sono stati introdotti nel 2020 per dare slancio a un settore tipicamente anticiclico che era praticamente morto da 13 anni. Il risultato s’è visto: del più 6,6 per cento del Pil visto l’anno scorso, due punti sono merito dell’edilizia”.

Comparto che ora accusano di essere un settore ‘drogato’: “Non è così. Gli incentivi dovevano servire far rimettere i piedi delle imprese che si erano destrutturate negli anni di crisi, a formare quella manodopera divenuta merce rara. Un cuscinetto per far risollevare l’edilizia e renderla pronta alla grande sfida del Pnrr. Non ho mai pensato che dovessero costituire la politica industriale del settore, che invece dovrebbe essere fatta da un nuovo sistema regolatorio su aspetti urbanistici e edili, fermi a normative degli Anni 40 o 50”. “Servono – aggiunge la presidente – leggi coraggiose di rigenerazione urbana. E un codice degli appalti che consenta di operare e che non debba aver bisogno di continui cambiamenti e deroghe”. E se persiste il blocco dei crediti: “È a rischio la tenuta di moltissime imprese. C’è chi calcola siano 30 mila, noi dati certi non ne abbiamo. Sappiamo però che ci sono 27 miliardi contrattualizzati di cui almeno 13 possono essere critici per la liquidità. La chiusura da parte delle banche è una mina che rischia di far saltare tutto un sistema, una filiera fatta non solo di costruttori ma di produttori di materiali, professionisti, servizi. Siamo disposti a sederci intorno a un tavolo e a discutere”.

“Le regole – continua – ora ci sono. Ma chiediamo anche che le imprese ammesse a prestare la propria opera incentivata abbiano una qualificazione che vada oltre la semplice iscrizione in Camera di Commercio e un codice Ateco che chiunque può ottenere facilmente. A causa di ciò troppi condomini si sono affidati a improvvisatori, subendo frodi e truffe. Una misura eccezionale, che ha messo al centro i temi ambientali e della sicurezza, non può ora diventare un boomerang. Sentire Corte dei Conti, ministri, economisti parlare in maniera negativa di un provvedimento e di un settore ha un effetto psicologico devastante”. Se ne esce “responsabilmente mettendo un punto fermo. Ma quanto fatto finora va salvato. Lavoriamo su una exit strategy, su una misura non più eccezionale ma strutturale che comporti una modulazione diversa degli incentivi e con regole ferme. In settimana – conclude Brancaccio – incontrerò il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Vuole recuperare 5 miliardi di frodi e noi siamo con lui: quelle truffe sono la nostra rovina. Lo so, parte del governo è scettica. Ma quanto costerebbero migliaia di fallimenti e di contenziosi? Le regole vanno bene, ma almeno Poste e Cdp devono riaprire agli acquisti dei crediti”.

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