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sabato 26 Novembre 2022

Dopo il Fmi, le fosche previsioni S&P: scenario al ribasso in Italia ed Europa

Milano – S&P Global Ratings vede un rischio significativo che il conflitto militare Russia-Ucraina possa proseguire, aggravando la crisi energetica dell’Europa, mentre allo stesso tempo i tassi di interesse nei mercati sviluppati potrebbero essere costretti a salire ancora di più rispetto allo scenario di base per attenuare le crescenti pressioni inflazionistiche. Tutto ciò potrebbe portare a una recessione più profonda del previsto in Europa e, in misura minore, negli Stati Uniti, con un concomitante aumento della disoccupazione dai livelli storicamente bassi. Considerando l’aumento dei rischi e il loro potenziale di concretizzazione, S&P ha sviluppato uno scenario al ribasso (cosiddetto downside scenario) – con una probabilità di verificarsi di circa uno su tre – basato su una serie coerente di proiezioni al ribasso presentate per le principali economie regionali per il periodo 2022-2025. In Europa, questo scenario al ribasso vedrebbe prezzi energetici elevati e razionamenti. La Banca centrale europea (BCE) sarebbe spinta a seguire la Federal Reserve a causa della svalutazione dell’euro rispetto al dollaro americano, alimentando l’inflazione importata.

Questo porterà alla recessione dell’eurozona, con una contrazione del PIL dell’1,3% nel 2023 – e la Germania subirebbe l’impatto maggiore (-3,4%). L’Italia segnerebbe un -1,5%, la Francia un -0,7%, la Spagna un +0,7%, il Regno Unito un -0,8%. “L’impatto sulla Germania è il maggiore, poiché il lato della produzione deve affrontare un razionamento del gas più lungo, un calo della competitività e maggiori difficoltà per le esportazioni – si legge nel rapporto – In altre parole, più vicino all’epicentro dello shock (gas russo), maggiore è l’impatto. Ecco perché, dietro Germania, Polonia e Italia sono più colpite di Francia o Spagna, e perché l’economia del Regno Unito è meno colpita”. Per quanto riguarda la Germania, è stato direttamente il ministro tedesco dell’Economia e del clima Robert Habeck, presentando le stime autunnali del governo sul Pil, ad avvertire del deterioramente dell’economia tedesca che, secondo lui, crescerà nel corso di quest’anno soltanto dell’1,4% e nel prossimo calerà dello 0,4%.

Motivo centrale delle correzioni delle stime rispetto a quelle della scorsa primavera è lo stop della consegna del gas russo: “A causa di questo, i prezzi del gas sono ancora a livello molto alto. Gli alti prezzi frenano la produzione industriale, soprattutto nei settori ad alto sfruttamento energetico”. Tornando a S&P, negli Stati Uniti il PIL subirebbe una contrazione dello 0,3% nel 2023. La crescita delle grandi economie dell’Asia-Pacifico – Cina, India, Giappone e Indonesia – sarebbe meno influenzata dallo scenario al ribasso, perché queste economie sono più orientate al mercato interno. Tra i mercati emergenti (EM), lo scenario al ribasso di S&P vede il Messico subire l’impatto maggiore tra le economie in via di sviluppo dell’America Latina, mentre la Polonia sarebbe la più colpita tra gli EM europei, soprattutto a causa della sua esposizione diretta alle interruzioni dell’approvvigionamento energetico. Le previsioni al ribasso dell’agenzia di rating arrivano il giorno dopo quelle, altrettanto cupe, del Fondo monetario internazionale.

In Italia “gli spazi di manovra per il nuovo governo sono stretti, al di là della disponibilità o meno di tesoretti di sorta – analizza l’economista Lucrezia Reichlin -: anche se nuove misure a sostegno di imprese e famiglie saranno probabilmente inevitabili, finanziarle a debito può comportare rischi di stabilità, come dimostra l’esempio del Regno Unito”. Sulla possibilità di una mini-ripresa da metà 2023 con una chiusura in positivo Reichlin ha affermato che l’attenuazione dei fattori di rischio nel 2023 paventata da Palazzo Chigi “sembra irrealistica. Nella politica fiscale – ha evidenziato – gli spazi sono stretti. Il debito pubblico è diminuito grazie all’inflazione: ma con la frenata dell’economia e l’inflazione stessa che si riflette sui tassi, arrivare al 139% del Pil nel 2025, come prevede il Mef, non è scontato. Per ora non c’è allarme sui mercati ma lo spread è passato in un anno da 100 a quasi 250. Bisognerebbe evitare nuove misure a debito. Se sarà necessario, farlo con una chiara idea del percorso di medio-lungo periodo”.

Eppure lo stesso Fondo Monetario Internazionale è positivo sull’evoluzione del rapporto debito-PIL italiano per i prossimi anni. Il direttore del dipartimento conti pubblici dell’istituzione economica internazionale, Vitor Gaspar, durante la conferenza stampa di presentazione del Fiscal Monitor ha parlato di una strategia di bilancio italiana “prudente”, “appropriata” alle attuali condizioni. Il graduale percorso di aggiustamento dei conti pubblici secondo le stime del FMI porterà l’indebitamento complessivo a ridursi di quasi 13 punti di PIL nel 2027 (fissando il rapporto al 142,5%) rispetto ai livelli cui era esploso nel 2020 (155,3%) per le misure imposte dalla pandemia. “Quando guardi al caso specifico dell’Italia il rapporto debito-PIL è aumentato considerevolmente nel 2020, come in molti paesi. Se si guarda alle nostre ultime stime, queste sono attualmente più basse rispetto a quelle che erano un anno fa – ha sottolineato Gaspar –. Ed è previsto un lento declino”.

Il debito pubblico – che nel 2019 si era ridotto al 134,1% del PIL e nel 2020 era lievitato al 155,3% – è calato al 150,9% nel 2021, mentre quest’anno si ridurrebbe al 147,2% e poi al 147,1% nel 2023, 146,1% nel 2024, 144,9% nel 2025, 143,5% nel 2026 e 142,5% nel 2027. Per quanto riguarda il deficit di bilancio italiano – che nel 2019 si era ridotto ai minimi storici, pari all’1,5% del PIL – è esploso al 9,6% nel 2020 e al 7,2% lo scorso anno, mentre in base alle previsioni FMI calerà al 5,4% quest’anno, al 3,9% nel 2023, al 3,5% nel 2024, stabilizzandosi poi al 3% dal 2025 al 2027. “Ci sono sviluppi sulla composizione del bilancio, è stata messa enfasi sulla crescita e sulla crescita sostenibile. Sono state operate o sono in corso d’opera riforme strutturali importanti. E dal nostro punto di vista la strategia di bilancio dell’Italia è una strategia prudente – ha quindi dichiarato Vitor Gaspar – e appropriata”.

In un articolo che ha accompagnato lo studio sulle finanze pubbliche, il FMI ha raccomandato ai Paesi di non introdurre “controlli diretti” sui prezzi, sussidi o tagli alle tasse contro i rincari dell’energia e contro l’alta inflazione. Nel Fiscal Monitor gli economisti dell’istituzione avvertono infatti come interventi di questo tipo risulterebbero “inefficaci” e finirebbero per spingere le Banche centrale ad aumentare ancora di più i tassi di interesse, risultando, in definitiva, anche dannosi. Gli autori del documento sottolineando quindi la necessità che i governi siano in grado di fronteggiare uno scenario di forti rialzi dei prezzi alimentari e dell’energia, da un lato proteggendo le famiglie a basso reddito da ampie perdite dei redditi reali e assicurare il loro accesso a questi beni chiave, Dall’altro riducendo le vulnerabilità dovute agli ampi debiti pubblici e, in risposta all’alta inflazione, mantenere una linea rigorosa in modo che la politica di bilancio “non finisca per entrare in conflitto con le politiche monetarie”.

La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, prova a dare una ventata di ottimismo sostenendo che “l’Europa non è in recessione”, anche perché non ha “mai avuto una situazione occupazionale così positiva”. La numero uno dell’istituzione di Francoforte ha anche sottolineato che i salari hanno finora evitato di mettere in scena i cosiddetti effetti di secondo impatto, che minaccerebbero di consolidare l’inflazione a un livello elevato più a lungo. Lagarde ha affermato che la BCE ha iniziato a discutere del “quantitative tightening”, ossia del ritiro degli acquisti di bond che condurrà alla riduzione del portafoglio di titoli della banca centrale. Si tratta dell’opposto del quantitative easing (QE), termine che si riferisce alle politiche monetarie adottate dalle banche centrali post grande crisi finanziaria per ampliare il balance sheet.

Lagarde ha specificato che il dibattito proseguirà. Attualmente Francoforte, pur in assenza di “nuovi” acquisti, prevede di continuare a reinvestire i bond che ha in portafoglio – mantenendo quindi invariato il proprio portafoglio – fino a tutto il 2024. “Le banche centrali devono collaborare”, tenendo in considerazione le conseguenze e i “contraccolpi” delle decisioni di politica monetaria, considerando che la situazione economica mondiale fronteggia “un bel po’ di minacce”. “Dobbiamo collaborare tra i banchieri centrali per capire quali saranno le ricadute, perché i mercati finanziari sono estremamente integrati e perché le nostre rispettive politiche monetarie hanno un impatto su altri paesi del mondo”. Sul fronte della politica di bilancio, ovvero quella attuata dai singoli Stati o dall’UE nel suo complesso, ha detto che le misure – dopo gli aiuti a pioggia della pandemia – devono “concentrarsi sui più vulnerabili”.

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