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sabato 1 Ottobre 2022

Dollaro bene rifugio, tra tensioni geopolitiche e incertezze sui tassi

Milano – Dopo le perdite subite in seguito alla pubblicazione dei dati sull’inflazione USA, che sono risultati inferiori alle attese e hanno rafforzato le speculazioni sul raggiungimento di un picco dei prezzi al consumo, il dollaro è tornato a mostrare la sua forza. A sostenere il biglietto verde ci sono sempre la forza dell’economia statunitense (nonostante la recessione tecnica), la crisi energetica europea che alimenta i timori per la crescita del Vecchio Continente, e il fatto che la FED sia molto più avanti nel suo ciclo restrittivo rispetto alla BCE.

“La divergenza della politica monetaria, tra una FED che sta già alzando aggressivamente i tassi e una BCE che ha appena cominciato, continuerà a sostenere il dollaro – commenta Thomas Hempell, Head of Macro & Market Research di Generali Investments – È vero, la valuta statunitense è cara e sembra aver raggiunto livelli più estremi rispetto ai rendimenti relativi. Nel frattempo, la maggior parte delle altre principali banche centrali sta recuperando terreno nell’aumento dei tassi (con la notevole eccezione della BoJ)”.

“Tuttavia, è improbabile che le tensioni geopolitiche e le incertezze sui tassi si allentino presto, confermando il dollaro come un bene rifugio”, aggiunge l’analista, sottolineando che il cambio EUR/USD ha margine per scendere temporaneamente al di sotto della parità. Il rafforzamento del dollaro non è comunque solo nei confronti dell’euro. L’US dollar index, un indice del valore del dollaro statunitense in relazione a un paniere di valute straniere, ha riguadagnato tutte le perdite subite la settimana scorsa dopo il dato dell’inflazione statunitense. Il dollar index è piatto a quota 106,4, dopo aver toccato anche 104,6 nelle giornate del 10 e dell’11 agosto.

“Il dollaro ha corretto di circa il 3% rispetto ai massimi del mese scorso – commentano gli analisti di ING – Ciò ha sollevato alcune domande sul fatto che il dollaro abbia raggiunto il picco. Molti partner commerciali sperano che sia così, ma la realtà è che è probabile che la FED rimanga in linea con il suo inasprimento. Pensiamo che il dollaro abbia maggiori probabilità di testare nuovamente i suoi massimi piuttosto che correggere molto più in basso”.

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