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sabato 28 Maggio 2022

D-Day, 24 ore per il default russo

Mosca – Oggi 16 marzo si saprà se la Russia andrà in default, come avvenuto nel lontano 1998 sotto il governo di Boris Eltsin, o se invece riuscirà ad affrancarsi da questa piaga, che colpirebbe pesantemente l’economia russa, messa già in ginocchio dalle sanzioni. Oggi 16 marzo scadono le cedole su due bond emessi dalla Federazione russa e collocati all’estero. Gli interessi da pagare ammontano a 117 milioni di dollari, ma c’è un periodo di garanzia standard di 30 giorni per saldare il debito con gli investitori.

Il Governo russo non si è detto impossibilitato a pagare ed ha anzi precisato che “non ci sono le condizioni per un default”, ma ha fatto sapere che pagherà in rubli, una valuta che si è pesantemente svalutata nell’ultimo periodo fino a diventare quasi carta straccia. Il Ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha infatti parlato di default “artificiale” provocato dalle sanzioni imposte dall’Occidente.

La possibilità che Mosca paghi in rubli però è stata introdotta unilateralmente con decreto presidenziale del 5 marzo scorso, che ha disposto la ridenominazione in rubli del debito, senza relativa accettazione dei creditori. Dunque, un eventuale pagamento in valuta locale non affrancherebbe la Russia da un potenziale default.

Oggi non è l’unica scadenza che Mosca dovrà affrontare. Vi sono altre obbligazioni in pagamento a breve, emesse dalla Federazione russa o da società private come Gazprom, Rosneft, Lukoil e Sberbank. Difficile che si riesca ad onorare tutte le scadenze. Per questo motivo che le agenzie di rating come Fitch hanno già declassato il rating del debito russo a livello “spazzatura”.

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