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lunedì 8 Agosto 2022

Crisi di governo, Btp e spread sotto stress

Milano – I BTP italiani sono oggetto di vendite e lo spread tra titoli italiani e tedeschi è in allargamento dopo la crisi politica dell’attuale maggioranza di governo. Lo spread è comunque ancora lontano dai 240 punti raggiunti nella prima metà di giungo, dopo che la Banca Centrale Europea ha comunicato il ritiro delle misure super accomodanti di politica monetaria, con l’obiettivo di combattere l’inflazione record. Nei giorni successivi al meeting di Francoforte, proprio per un possibile “rischio Italia”, i funzionari della BCE hanno annunciato di stare elaborando uno strumento anti-frammentazione che mirerà a ostacolare qualsiasi vendita ingiustificata del debito dei paesi periferici dell’Eurozona. Ieri, con la salita del premier Mario Draghi al Quirinale, Piazza Affari è affondata. Il Ftse Mib, in una seduta di forte tensione, ha chiuso lasciando sul terreno il 3,44% a 20.554 punti. In fumo 17 miliardi in termini di valore azionario ma, appunto, lo spread tra Btp e Bund contiene i danni.

Dopo aver toccato nel corso della seduta i 218 punti, alla chiusura il differenziale ha segnato un rialzo a 206,6 punti. Il rendimento del decennale italiano è stabile al 3,2%. Male anche Wall Street, mentre è partita la stagione delle trimestrali delle big bancarie americane. Sul fronte macro, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono aumentate al ritmo maggiore da novembre 2021. I prezzi alla produzione di giugno sono aumentati sopra le stime, così come l’inflazione elevata (numeri usciti la vigilia) continua ad erodere pesantemente il potere di spesa e quindi la domanda. Per frenare i prezzi martellanti la Federal Reserve è costretta a tenere ritmi di manovre restrittive, tanto che il mercato sta prezzando un aumento dei tassi addirittura di 100 punti base, nella riunione di luglio, dando per scontato ormai un incremento di 75 pb.

L’euro appare nervoso, con i listini in tensione per i timori sempre più vivi di una recessione globale: la moneta unica è tornata a scambiare sulla parità con il dollaro. Le persistenti tensioni geopolitiche e le paure per gli effetti che avranno sulla crescita dell’eurozona, i timori di recessione globale e l’avversione al rischio nei mercati globali, stanno tenendo sotto pressione le Borse e alimentando la forza del dollaro. Intanto in Italia, è parere comune degli analisti che “non è tempo di crisi” con il Pnrr da portare a buon fine. “Una recessione nell’eurozona – aggiungono – porterebbe la BCE ad annullare i suoi piani di normalizzazione. Anche una recessione negli Stati Uniti è un rischio materiale, che potrebbe almeno temporaneamente favorire l’euro mettendo un freno alle aspettative di aumento dei tassi anche negli Stati Uniti”.

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