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lunedì 8 Agosto 2022

Consumi, i brand “Made in Italy” e “Km Zero” come criterio di scelta

Roma – Adesso che sono entrati nel vivo anche i saldi estivi, è possibile iniziare a tracciare un primo bilancio dei consumi dei cittadini. Rispetto ad un anno fa, gli italiani aumentano gli acquisti di prodotti Made in Italy e a km. 0, riducono quelli di prodotti di marca ed etnici, adottano comportamenti consapevoli quando vanno a fare le spesa, attribuiscono crescente importanza a salubrità, naturalezza e basso impatto ambientale dei prodotti. Queste, in sintesi, le principali evidenze che emergono anche dal recente Report “FragilItalia”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne l’evoluzione delle opinioni relative al tema “Consumi e transizione green”. A segnare gli incrementi percentuali maggiori sono gli acquisti di prodotti made in Italy, che aumentano del 28% rispetto al passato, e di prodotti a KM. 0 (+ 18%); seguono, a distanza, i prodotti “light” e quelli integrali, che mettono entrambi a segno un +4%.

Specularmente, il calo più forte riguarda gli acquisti di prodotti di marca (-52%), seguito da quelli dei prodotti etnici (-26%), biodinamici (-24%) e a base di soia (-23%). Se invece si guarda alla classifica dei prodotti percentualmente più acquistati, le prime due posizioni sono sempre occupate dai prodotti made in Italy (dichiara di acquistarli il 63% degli intervistati, con punte del 72% tra gli over 50, e del 70% nel nordest e nel ceto medio), e dai prodotti a KM. 0 (acquistati dal 54%, che sale al 62% tra gli over 50 e al 61% nel ceto medio). In terza posizione si collocano i prodotti ecosostenibili, a basso impatto ambientale (dichiara di acquistarli il 47%, che sale al 54% nel ceto medio), seguiti, ex aequo, dai prodotti light e integrali (acquistati dal 44%). Dal lato opposto, il 74% dichiara di aver diminuito gli acquisti di prodotti di marca (84% nel ceto popolare, 80% al Nordest), il 51% di prodotti biologici (61% nel ceto popolare), il 49% i prodotti equo-solidali, il 45% quelli ecosostenibili (51% tra gli under 30 e nel ceto medio basso).

“Stiamo attraversando una fase turbolenta e delicatissima: il caro energia e materie prime, il disordine che risale le filiere, il surriscaldamento inflativo hanno impatti diretti allarmanti sugli andamenti dei consumi e sui bilanci familiari” -commenta Mauro Lusetti, presidente di Legacoop- ma mentre attiviamo misure per sostenere il settore e non alimentare rischiosi avvitamenti, dobbiamo anche tutelare ciò che di buono è avvenuto in questi anni. I consumi e le abitudini al consumo in questi anni, e persino durante la pandemia, sono mutati: da un lato, e certamente, il carovita spinge a cambiare le proprie abitudini privilegiando il risparmio; e d’altra parte gli italiani mostrano una sempre maggiore sensibilità verso i temi della sostenibilità ambientale, sociale, economica verso cui le scelte dei consumatori sono un driver molto potente. Occorre difendere il potere d’acquisto, ma anche orientarlo nella giusta direzione”

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