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venerdì 7 Ottobre 2022

Consumatori e imprese, l’illusione della fiducia e l’imminente doccia fredda autunnale

Roma – “Il caro energia pesa sulla fiducia delle imprese che iniziano a manifestare forti dubbi sulla capacità di gestione economica delle attività: con la situazione attuale, infatti, sono previsti aumenti fino al 140% dei costi energetici per i prossimi 12 mesi”. Così Confesercenti, commentando l’indice di fiducia Istat relativo ad agosto. “Dopo la pausa ‘euforica’ di ferragosto – si legge – arriva l’autunno del ‘realismo’. Se la fase di congiuntura positiva del primo semestre ha allungato i suoi effetti fino alla tradizionale pausa estiva, ora al rientro delle vacanze bisognerà vedere quanto i continui incrementi delle bollette energetiche incideranno sul budget familiare e dunque sui consumi. Per le imprese lo ‘shock’ è già arrivato. I continui rialzi del gas, l’inflazione e l’incertezza sul futuro prossimo stanno mettendo a rischio l’esistenza di oltre 90mila attività. Il Governo deve intervenire subito, con ulteriori misure mirate al massimo sostegno delle attività economiche e dei loro bilanci, a partire dall’estensione anche alle piccole imprese del credito d’imposta per l’energia elettrica, aumentando le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogando gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022. Non c’è altro tempo da perdere, si rischia il collasso economico”.

Non a caso, infatti, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese – al contrario dei consumatori – diminuisce da 110,7 a 109,4 a punti, segnando il secondo mese consecutivo in calo. “L’andamento dell’indice complessivo è determinato dall’evoluzione della fiducia nel settore della manifattura e dei servizi, dove l’indice cala per il secondo mese consecutivo, e dalla dinamica negativa dell’indice di fiducia nel settore delle costruzioni – commenta l’Istituto nazionale di statistica – Le opinioni degli imprenditori sono più favorevoli nel settore del commercio al dettaglio dove l’indice di fiducia sale per il quinto mese consecutivo”. La fiducia è in peggioramento nell’industria (l’indice è in diminuzione sia nel settore manifatturiero sia nelle costruzioni dove cala, rispettivamente, da 106,4 a 104,3 e da 164,4 a 155,8) e nei servizi di mercato (da 103,9 a 103,3) mentre migliora decisamente nel commercio al dettaglio (da 108,5 a 113,5). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, sia nella manifattura sia nelle costruzioni si deteriorano tutte le componenti dell’indice. In relazione ai servizi di mercato, migliorano sia i giudizi sugli ordini sia quelli sull’andamento degli affari mentre le attese sugli ordini sono in peggioramento. Infine, nel commercio al dettaglio la dinamica positiva delle aspettative e, soprattutto, dei giudizi sulle vendite si associa ad un aumento delle scorte di magazzino.

Per Confcommercio, i dati sulla fiducia delle famiglie e delle imprese rilevati ad agosto, seppure di non semplice ed univoca interpretazione, sono il segnale di come il nostro sistema economico continui a mostrare un’inaspettata capacità di reazione ai molteplici e gravi fattori di criticità. In particolare, le famiglie non evidenziano ancora particolari stress da eccesso di inflazione. Ciò non toglie che dopo la fine dei saldi e della stagione turistica verranno al pettine i nodi sulle perdite di potere d’acquisto di redditi e ricchezza liquida, con compressione della spesa e del Pil nella parte finale dell’anno. Tuttavia, alla luce della complessiva tenuta della fiducia, il fenomeno potrebbe avere dimensioni meno negative di quanto temuto.
In ogni caso, sembra verosimile che, nell’ambito del commercio, a soffrire perdite di fatturato più profonde potrebbero essere ancora le imprese di minori dimensioni. Non va trascutato, infine, il progressivo calo della fiducia tra gli operatori del manifatturiero e di molti settori dei servizi di mercato (turismo e trasporto), sui quali, oltre alla crisi energetica, comincia a pesare anche il rallentamento di molte attività produttive dislocate a monte e a valle nelle catene internazionali di fornitura.

L’aumento della fiducia dei consumatori ad agosto è una mera illusione ottica determinata dall’effetto “vacanze estive”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati Istat che registrano un incremento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 94,8 a 98,3. “Le ferie estive e le partenze degli italiani per i luoghi di villeggiatura hanno avuto un impatto positivo sul clima di fiducia delle famiglie, ma si tratta di un fuoco di paglia destinato a spegnersi velocemente – afferma il presidente Carlo Rienzi – Al ritorno dalle vacanze gli italiani dovranno fare i conti con i rialzi dei prezzi al dettaglio, col caro-scuola e con gli abnormi aumenti dell’energia che faranno scattare ad ottobre nuovi aumenti delle bollette di luce e gas. Un quadro che inciderà sulle aspettative e sulla fiducia di famiglie e imprese, destinati ad un sensibile peggioramento nei mesi autunnali” – conclude Rienzi.

Sulla stessa linea anche l’Unione Nazionale Consumatori. “E’ solo un rimbalzo tecnico dopo il crollo che si era registrato a luglio per via dell’effetto Draghi e della caduta del suo Governo. Insomma, un miraggio destinato presto a svanire. Il fatto che l’Esecutivo, pur se in carica per il disbrigo degli affari correnti, abbia varato comunque il Dl Aiuti Bis, intervenendo su benzina e bollette con un provvedimento da 17 miliardi, in pratica una manovra, ha certo rassicurato gli italiani. Per questo sono migliorate le attese sull’Italia” afferma il Presidente Massimiliano Dona. “Non migliora, però, il giudizio sulla situazione economica delle famiglia che continua ad essere minata dal carovita e dal caro bollette di luce e gas. Insomma, le condizioni reali degli italiani restano gravi e urge il varo di un nuovo provvedimento del Governo contro l’inflazione galoppante e il gas alle stelle” conclude Dona. Stesso discorso per il lavoro: Istat e Inps certificano un aumento dei contratti e delle assunzioni, non solo stagionali ma anche a tempo indeterminato, ma a quali salari? Occupazione e benessere non sono mai stati tanto distanti.

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