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domenica 3 Luglio 2022

Cina, economia e difesa: obiettivo Pil 2022 +5,5%

Pechino – La Cina ha delineato la sua strategia di sviluppo per il 2022, anno in cui tenterà di attenuare gli shock provocati dalla pandemia di Covid-19, dal tracollo del settore immobiliare e dalla più recente guerra in Ucraina. In vista del 20mo Congresso nazionale del partito comunista del prossimo autunno – che ridefinirà la formazione della forza politica al governo e con molte probabilità riconfermerà Xi Jinping per un terzo mandato presidenziale – la Cina lavorerà alla stabilità economica e al potenziamento della propria difesa.

Gli obiettivi, chiaramente delineati nella relazione di governo presentata dal primo ministro Li Keqiang durante la sessione annuale del Congresso nazionale del Popolo (la massima legislatura cinese che ha terminato oggi i suoi lavori a Pechino), non lasciano dubbi: nel 2022 la Cina “si accontenterà” di moderare la crescita del prodotto interno lordo al 5,5 per cento, il valore più basso negli ultimi 30 anni. Un target fin troppo ambizioso considerati i tempi, e che la Cina difficilmente riuscirà a raggiungere, sottolineano gli analisti dell’istituto giapponese Nomura. Si tratta di un obiettivo che richiede “sforzi ardui”, ha ammesso il premier Li, soprattutto alla luce della crescita del quattro per cento registrata dalla Cina nel quarto trimestre del 2021.

Per favorire l’espansione del prodotto interno lordo, la Cina ridurrà anzitutto i costi per le aziende e incoraggerà le banche a concedere più prestiti alle piccole imprese. Si prevede che i rimborsi fiscali e le esenzioni ammonteranno a 395 miliardi di dollari, con tagli alle tasse per la spesa in ricerca e sviluppo del 100 per cento. Il coronavirus e la rigorosa strategia cinese di contenimento “zero Covid” hanno inferto un duro colpo ai privati ​​e alle piccole imprese, che impiegano oltre l’80 per cento della forza lavoro urbana.

L’intervento del governo non risparmierà neanche il mercato del lavoro, che sarà ampliato con altri 11 milioni di nuovi posti. Nel 2022, il Paese punta infatti a contenere il tasso di disoccupazione urbana entro il 5,5 per cento, 0,4 punti percentuali in meno rispetto allo scorso anno. Analogamente, si lavorerà per stabilizzare l’inflazione intorno al tre per cento, soprattutto a seguito della forte oscillazione dei prezzi e del rincaro delle materie prime seguito alla guerra in Ucraina. Ciononostante, l’economia nazionale ha mostrato solide fondamenta e sarà in grado di sopravvivere alla “triplice pressione” esercitata dalla contrazione della domanda, dell’interruzione dell’offerta e dell’indebolimento delle aspettative, secondo Li.

Un maggiore sostegno alle forze armate costituisce l’altro grande tema nell’annuale agenda di governo. Il governo prevede di incrementare la spesa per la difesa a 237 miliardi di dollari, il 7,1 per cento in più rispetto allo scorso anno. La misura può essere collegata al proposito a lungo termine di riprendere il controllo di Taiwan, l’isola autogovernata considerata dalla leadership di Pechino “una provincia secessionista” facilmente influenzabile dalle “forze ostili” a Pechino. Il portavoce del ministero della Difesa e dell’Esercito popolare di liberazione cinese, Wu Qian, ha più volte attribuito all’ingerenza dei Paesi esteri, in primis Giappone e Stati Uniti, la responsabilità delle persistenti tensioni nello Stretto e non ha escluso l’uso della forza per realizzare il proposito di annessione.

Nel corso dell’anno, il governo prevede inoltre di perfezionare il sistema legale nazionale e la normativa relativa agli affari esteri. Sul piano domestico, verranno formulate nuove leggi fiscali che siano in grado di sostenere “lo sviluppo dell’economia di mercato socialista”. La Cina continuerà inoltre ad espandere la cooperazione economico-commerciale con i Paesi esteri, incrementando gli investimenti e aprendo il proprio mercato. Innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale restano al centro della ricetta di sviluppo nazionale, così come lo sviluppo delle aree rurali che continuerà ad essere promosso con la creazione di imprese a livello locale e misure tese ad incrementare il reddito degli abitanti.

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