3.2 C
Milano
venerdì 27 Gennaio 2023

Cina e Covid, gli effetti sui mercati

Pechino – L’economia cinese ha avuto un 2022 difficile, a causa di due principali venti contrari: il crollo del settore immobiliare e le restrizioni legate al covid, che hanno pesato molto sulla crescita nonostante il sostegno della politica monetaria e fiscale di cui ha beneficiato principalmente il settore delle infrastrutture. Il 2023, almeno da queste prime battute, si annuncia altrettanto sfidante, anche se per motivi diversi. Il fattore chiave è il superamento della politica zero-covid. Dopo aver ottenuto buoni risultati nei primi due anni della pandemia, questa policy è diventata sempre più insostenibile e costosa per l’economia cinese a causa dell’emergere della variante Omicron altamente contagiosa. Oltre ai costi economici, sono esplosi i costi sociali, con la popolazione stanca di restrizioni Covid ripetute e sempre più invadenti. Le autorità hanno quindi cominciato un processo di riapertura, che però potrebbe essere caotico e disordinato.

Il punto di partenza è traballante, in quanto le misure di allentamento delle restrizioni annunciate nelle scorse settimane si scontrano con una situazione in cui la copertura delle vaccinazioni è notevolmente inferiore a quella di altri paesi asiatici. Il recente impegno del governo cinese per riaccelerare la campagna di vaccinazione, soprattutto tra gli anziani, richiederà probabilmente tempo per avere un effetto e ci sono ancora dubbi sull’efficacia degli attuali vaccini di fabbricazione cinese. Di conseguenza, è altamente probabile che il sistema sanitario subirà forti pressioni nei prossimi mesi, causando stress in alcune parti della società cinese. Anche se i dati giornalieri non sono più disponibili, la Commissione per la salute nazionale cinese ha stimato che nei primi 20 giorni di dicembre almeno 248 milioni di persone abbiano contratto il coronavirus, quasi il 20 per cento dell’intera popolazione cinese.

“La Cina sembra ora passare a un approccio endemico alla gestione del virus – ha commentato Tom Wilson, Head of Emerging Market Equities di Schroders – I nuovi vaccini forniti a livello nazionale sostengono una nuova spinta alla penetrazione del vaccino. Il passaggio a uno stato endemico comporterà delle ondate di uscita, ma ridurrà significativamente il rischio di una pressione macro persistente”. In questo scenario, il governo cinese ha rimosso i requisiti di quarantena per i viaggiatori in entrata a partire dall’8 gennaio, oltre a riemettere passaporti e permessi di viaggio per Hong Kong. Le persone che arrivano in Cina dovranno solo ottenere risultati negativi al test Covid entro 48 ore dalla partenza, secondo un documento della Commissione per la salute nazionale. Ciò si confronta con l’attuale requisito di isolamento di otto giorni: cinque giorni in un hotel di quarantena designato o in una struttura centrale, seguiti da tre giorni a casa.

Inoltre, il governo ha affermato che faciliterà le domande di visto per gli stranieri che devono recarsi in Cina per qualsiasi motivazione, dagli affari e gli studi ai ricongiungimenti familiari, mentre il turismo in uscita, che si è ridotto quasi a zero durante la pandemia, riprenderà in modo ordinato. Anche gli attuali limiti al numero di voli internazionali tra la Cina e il resto del mondo e la capacità di passeggeri saranno rimossi, secondo la dichiarazione. Infine, da ieri il governo ha ripreso anche i checkpoint veloci ai confini con Hong Kong e Macao. Questa significativa ondata di allentamento delle restrizioni e riaperture rischia però di avere conseguenza negative nel resto del mondo. L’alto numero di nuovi contagi viene infattu osservato con grande attenzione all’estero, perché secondo alcuni esperti potrebbe rendere più probabile la circolazione di nuove varianti.

Gli effetti sui mercati di queste notizie, dopo i primi riali in concomitanza con il loro annuncio, non sono però ancora facilmente decifrabili, e bisognerà aspettare settimane o mesi per comprendere se la Cina sarà efficace nella gestione di milioni di nuovi casi di coronavirus. “È ancora importante tenere d’occhio se la parte sanitaria può tenere il passo e come la riapertura si traduce in dati fondamentali per il consumo e il commercio – ha affermato Christina Woon, direttore degli investimenti per le azioni asiatiche presso Abrdn – La strada per una riapertura completa è accidentata, come abbiamo visto in tutto il mondo”.

Inoltre, bisognerà prestare attenzione a iniziative di stimolo monetario e fiscale in risposta all’andamento del’economia. “Eventuali cattive notizie economiche possono quindi diventare buone notizie per i mercati finanziari, il famoso “bad news is good news” che funziona nel caso in cui ci siano le condizioni per aspettarsi uno stimolo, peraltro qualcosa si è già iniziato a muovere – fa notare Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management – I dati economici in peggioramento vengono interpretati infatti come un’occasione per un allentamento monetario e/o fiscale. E sappiamo benissimo che la Cina è un mercato estremamente sensibile alle manovre di stimolo”.

Latest News