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domenica 3 Luglio 2022

Business angel in crescita, 72% delle operazioni in cordate

Milano – Nel 2021 i business angel italiani hanno partecipato – in autonomia, in syndication con i fondi di VC e attraverso campagne di equity crowdfunding – ad operazioni di investimento per un totale di 935,8 milioni di euro, importo più che raddoppiato rispetto ai 402,5 milioni del 2020. Rispetto al 2020 è quasi raddoppiata anche la cifra che i business angel hanno investito in autonomia nelle startup italiane, che nel 2021 raggiunge i 91 milioni di euro per 100 operazioni di investimento, rispetto ai 51 milioni di euro per 96 operazioni del 2020. È quasi raddoppiato anche l’investimento medio dei business angel per ogni operazione in autonomia. Sono i dati che emergono dalla Survey 2021 di IBAN, l’Associazione italiana dei Business Angels.

Si conferma prevalente per i business angel italiani l’investimento in syndication con i fondi di VC, che rappresenta il 72% delle operazioni monitorate dalla Survey IBAN: incremento degli importi raccolti quasi triplicato, che arriva nel 2021 a quota 812 milioni di euro rispetto ai 325 milioni di euro del 2020, per 116 operazioni rispetto alle 108 del 2020. In costante crescita negli ultimi tre anni anche l’investimento dei business angel in operazioni di equity crowdfunding, che nel 2021 arriva a 32,5 milioni di euro per 124 operazioni.

Dalla ricerca emerge anche che un terzo delle donne business angel, la cui percentuale dopo qualche anno torna a salire fino a toccare il 14% del totale, ha fatto almeno un investimento in aziende fondate da altre donne. Il profilo della business angel racconta di una donna con un’età media di 63 anni, in possesso di una laurea magistrale (78%) e generalmente con un passato da libero professionista (57%). Per la prima volta la Survey ha indagato anche l’importanza degli aspetti ESG e dell’impact investing, facendo emergere che il 65% degli investitori applica criteri di valutazione ESG e/o di impact investing nel valutare le opportunità di investimento.

“Continua a crescere nel 2021 il ruolo dei business angel nel venture capital in Italia – ha commentato Paolo Anselmo, presidente di IBAN – Più di una operazione su due e più della metà del miliardo circa raccolto nelle operazioni di investimento in startup italiane nell’ultimo anno coinvolge business angel. Gli investitori individuali italiani si confermano inoltre più attivi di quelli di altri paesi europei, come la Francia: nel 2021 infatti i business angel francesi hanno investito in autonomia circa 70 milioni di euro, mentre in Italia questa cifra è stata di oltre 91 milioni di euro. Ben 21 milioni di euro in più investiti dai business angel italiani senza il supporto dei fondi, in un mercato, come quello francese del venture capital, che è circa sei volte superiore a quello italiano per cifre investite nelle startup”.

Il 72% delle operazioni monitorate dalla Survey IBAN sono avvenute in syndication, confermando come il trend osservato anche negli anni precedenti sia una caratteristica strutturale del “business model” tipicamente adottato dagli angel. “I business angel si uniscono in cordate per aumentare l’apporto finanziario complessivo, ridurre i costi individuali di transazione e ridurre il rischio unitario in caso di insuccesso dell’operazione”, spiega lo studio. Piu` della metà degli importi investiti per ogni società target è superiore a 500 mila euro (rispetto al 20% del 2020), con il 15% degli investimenti che vanno oltre i 2 milioni di euro e la maggior parte degli investimenti (42%) di taglio tra i 500 mila e i 2 milioni di euro.

Il settore di maggiore interesse per i business angel si conferma essere quello dell’ICT su cui si focalizzano il 36% degli investimenti effettuati (valore pressoche´ invariato rispetto al 30% del 2020 e 35% del 2019). All’interno di questo gruppo di operazioni permane l’alto numero di startup che propongono servizi tecnologici rivolti alle imprese (Enterprise Technologies, 63% delle operazioni ICT), un cambio di tendenza rispetto agli anni precedenti in cui la maggior parte degli investimenti nel settore riguardava servizi rivolti ai privati. Seguono il settore Alimentare (12%), con una forte componente Foodtech, Healthcare (10%), confermando il forte interesse degli investitori nell’ultimo triennio verso le startup nel contesto della sanità, e Altri Servizi (10%).

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