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sabato 26 Novembre 2022

Borse ed elezioni, le prime reazioni dei mercati indipendenti dal risultato

La vittoria netta del centrodestra alle elezioni italiane infonde ottimismo ai mercati secondo l’economista Lorenzo Codogno, perché una maggioranza larga rappresenterebbe un segno di stabilità. Milano, dopo i primi scambi in rosso, inverte la rotta e viaggia positiva in una seduta che appare invece incerta per gli altri indici, appesantiti dai timori per la recessione e per l’estrema debolezza dell’euro. Il sorvegliato speciale resta lo spread, inteso come termometro del grado di affidabilità di un paese nel ripagare il suo debito: il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha aperto in leggero calo rispetto alla chiusura di venerdì, a 229 punti, ma il tasso del rendimento del Btp viaggia sostenuto e avanza fino al 4,464% segnando un nuovo massimo dal 2013. Ad essere sotto pressione sono tutti i titoli di Stato dell’Eurozona, per la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce.

Più che per l’affermazione del centrodestra in Italia, i mercati internazionali procedono in calo appesantiti – appunto – dai rinnovati timori di recessione. In particolare su Tokyo pesa l’indice Pmi manifatturiero, sceso a settembre ai minimi da 20 anni. I future delle Borse europee e di Wall Street viaggiano negativi. Dopo le decisioni della scorsa settimana delle banche centrali di rialzare in modo consistente i tassi di interesse, occhi anche oggi su eventuali indicazioni di politica monetaria. E’ attesa oggi al Parlamento europeo un’audizione della numero uno della Bce Christine Lagarde. In agenda in mattinata anche interventi pubblici da parte di altri esponenti di Francoforte, il vicepresidente Luis De Guindos a Madrid e il membro del Comitato esecutivo Fabio Panetta a un simposio della Deutsche Bundesbank.

Indicazioni sullo stato dell’economia potranno poi arrivare dai numeri contenuti nell’Interim Economic Outlook dell’Ocse: l’organizzazione parigina aggiorna infatti le stime di crescita sulle principali economie mondiali. Sempre sul fronte europeo, dopo i dati Pmi negativi della scorsa settimana, si guarda all’indice Ifo tedesco, che misura la fiducia delle imprese in Germania. Oltreoceano è previsto un discorso del presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic. Ma negli Stati Uniti i dati più attesi sono il Pil del terzo trimestre giovedì e l’indice Pce Core venerdì. Si tratta dell’indicatore preferito dalla Fed per le decisioni di politica monetaria. Nel caso in cui salga oltre le attese potrebbe portare forti reazioni ribassiste sui mercati. La Fed mercoledì scorso ha alzato i tassi dello 0,75%, portandoli al 3-3,25%, il livello più alto dal 2008. E’ stato così messo a punto il terzo rialzo consecutivo di questa entità e nell’ultima riunione l’istituto ha già chiarito che “ulteriori aumenti saranno appropriati”.

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