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sabato 1 Ottobre 2022

Bce verso nuovi rialzi dei tassi, con un occhio al bilancio

Milano – “La BCE ha alzato i tassi ufficiali di 50 punti base a luglio e di altri 75 punti base la scorsa settimana. Sulla base della nostra attuale valutazione, nel corso di parecchi meeting del Consiglio direttivo, prevediamo di aumentare ulteriormente i tassi di interesse verso livelli che garantiranno il tempestivo ritorno dell’inflazione al nostro obiettivo di medio termine del 2%”. Lo ha affermato Isabel Schnabel, membro dell’Executive Board della BCE, durante la “ECB Annual Research Conference”. Nel suo discorso ha ricordato che l’inflazione è rimbalzata dal 2022 e nel 2021 ha iniziato il suo forte movimento al rialzo, al 5% entro la fine di quell’anno e, secondo i dati preliminari, oltre il 9,1% il mese scorso. “E l’inflazione potrebbe aumentare ulteriormente nel breve termine”, ha messo in guardia. Secondo l’economista, l’attuale fase di normalizzazione della politica monetaria rifocalizza l’attenzione dei responsabili delle politiche monetarie su una delle classiche domande della macroeconomia: in che modo i tassi di riferimento delle banche centrali influenzano l’inflazione e l’attività economica aggregata?

Negli ultimi 40 anni, ha spiegato Schnabel, gli economisti hanno compiuto progressi significativi nel rispondere a questa domanda. “È emerso un ampio consenso sugli effetti aggregati della politica dei tassi di interesse – ha affermato – I modelli econometrici […] mostrano che le variazioni dei tassi ufficiali hanno effetti significativi sia sull’inflazione che sull’attività economica. Gli effetti massimi si verificano con un ritardo, con l’impatto sull’inflazione che impiega più tempo a concretizzarsi rispetto all’impatto sull’economia reale”. Inoltre, “almeno nei momenti in cui l’inflazione non è troppo lontana dall’obiettivo del 2%, i modelli indicano che l’effetto sull’inflazione tende ad essere modesto rispetto all’effetto sull’economia reale”. Il vicepresidente della BCE, Luis De Guindos, ha dichiarato che la BCE sta alzando i tassi di interesse con l’obiettivo di favorire un rientro dell’inflazione ai valori obiettivo ma anche per “mantenere ancorate le aspettative di inflazione”, sempre a livelli coerenti con il suo target.

“Se le imprese percepiscono che la Banca centrale non è capace di controllare l’inflazione la situazione si complica moltissimo – ha sottolineato, intervenendo al Foro Economico di El Norte de Castilla -. “Dobbiamo mantenere la percezione, la sensazione, la convinzione” degli operatori “che siamo capaci di tenere l’inflazione”, ha aggiunto sottolineando che gli effetti delle misure della BCE si fanno sentire pienamente nell’economia reale con un ritardo di 18-24 mesi. In un’intervista a Bloomberg, il governatore della Banca del Portogallo (e componente del gouverning council della Bce) Mario Centeno sottolinea come “il peggior caso possibile sarebbe quello andare avanti e indietro nelle decisioni”. La Bce deve ora essere cauta nei prossimi passi anche se ha deciso giustamente di muoversi più velocemente rispetto a quanto previsto a giugno e luglio e ha avvisato su nuovi aumenti dei tassi. Centeno, considerato una delle ‘colombe’ nel consiglio, declina di rispondere se il prossimo aumento sarà ugualmente di 75 punti, come suggerito dal mercato e ha definito prematura la discussione sulla stretta monetaria (Qt) avanzata da altri esponenti del consiglio.

Ma la BCE si prepara anche ad avviare il dibattito circa la riduzione del suo bilancio ad ottobre. Ne scrive il Financial Times a proposito dei titoli acquistati negli anni scorsi con i vari piani di emergenza e quantitative easing, alla cui scadenza la banca centrale continua ancora oggi a reinvestire i capitali rivenienti dai titoli giunti a scadenza. Il consiglio direttivo ha più volte assicurato che avrebbe continuato a riacquistare i titoli giunti a scadenza per un certo periodo di tempo dopo il primo rialzo dei tassi. Finora la presidente Lagarde ha definito prematuro un dibattito in tal senso ed ha assicurato che non si è parlato affatto della riduzione del bilancio. Ma a quanto pare i tempi sono ormai maturi e l’orizzonte temporale si sta accorciando, perché il quotidiano britannico, citando fonti anonime coinvolte nelle discussioni, indica la data del 5 ottobre per l’avvio delle discussioni in merito, quando si riunirà il consiglio direttivo non monetario a Cipro. In quell’occasione non vi saranno conferenze stampa e non vi sarà alcun annuncio, mentre la prima occasione utile potrebbe essere il Consiglio monetario del 27 ottobre.

L’avvio delle operazioni potrebbe poi concretizzarsi nel primo trimestre del 2023. Se la BCE riducesse la quantità di titoli in portafoglio, proprio come stanno facendo la Fed e la Bank of England, è probabile che aumenteranno i costi di finanziamento a lungo termine dei governi dell’Eurozona, dal momento che i rendimenti si sono già portati di recente sui massimi degli ultimi otto anni. Un problema grande soprattutto per i Paesi indebitati come l’Italia, perché farebbe aumentare gli spread e la spesa per interessi sul debito, ma Francoforte non può più attendere e deve avviare un’azione più risoluta contro l’inflazione, il nemico comune delle banche centrali. “Il prossimo anno le politiche di bilancio devono essere prudenti. Il nostro primo obiettivo resta la sostenibilità del debito. Dobbiamo assicurarci che il debito pubblico effettivamente cali” ha ribadito qualche giorno fa il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, confermando che l’esecutivo Ue farà le sue proposte sulla riforma del Patto di stabilità verso la fine di ottobre. Tra gli altri obiettivi prioritari della Commissione, ha aggiunto, “c’è l’attenzione agli investimenti, in particolari quelli legati alla transizione verde e alla difesa”. “Sulle grandi linee” della riforma del Patto di stabilità “c’è ampia convergenza, ma il diavolo è nei dettagli”, ha chiosato.

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