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lunedì 30 Gennaio 2023

Bce spaventa-mercati: stretta monetaria continua, le reazioni degli analisti

Milano – La Banca Centrale europea (BCE) ha aumentato tutti e tre i suoi principali tassi di riferimento, portando il tasso di rifinanziamento principale al 2,5%. Sebbene il rialzo dei tassi da parte della BCE sia stato più contenuto rispetto ai due precedenti, il tono della banca è tornato ad essere da falco. La presidente Christine Lagarde ha smentito che vi sia un cambio di passo, sottolineando che “non è un pivot, non stiamo rallentando”, anzi sui rialzi dei tassi “dobbiamo proseguire ad un ritmo costante fino a raggiungere livelli che siano sufficientemente restrittivi”. E l’istituzione prevede di inasprire i tassi ancora “in misura significativa”. “I mercati monetari avevano previsto un picco del tasso di interesse principale della BCE tra il 2,75% e il 3% all’inizio del prossimo anno – ha commentato Azad Zangana, Senior European Economist di Schroders – Tuttavia, i segnali della BCE sembrano suggerire che il tasso terminale potrebbe essere più alto, dato il peggioramento delle prospettive inflattive”.

Ciò ha inevitabilmente spaventato i mercati e infatti le Borse europee hanno chiuso in profondo rosso e i rendimenti dei titoli di Stato sono balzati al rialzo, in particolare sui BTP italiani fino al 4,15%, mentre il differenziale rispetto ai tassi dei Bund tedeschi si è allargato a 207 punti base. Anche e soprattutto perché la BCE ha anche deciso i parametri chiave della futura manovra di riduzione degli stock di titoli accumulati con il programma APP. Il rinnovo integrale andrà avanti fino al febbraio del 2023, mentre da marzo e fino a tutto il secondo trimestre la ridurrà le consistenze dei portafogli, limitando i rinnovi di bond in scadenza per 15 miliardi di euro al mese in media. Successivamente il ritmo della riduzione “verrà determinato nel corso del tempo”. “Tutte queste misure metteranno sotto pressione i mercati obbligazionari – ha commentato Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam – Poiché ci aspettiamo un’offerta maggiore nel 2023, c’è un chiaro rischio di tassi di interesse elevati, che potrebbero rendere più fragile il mercato immobiliare. Nel 2023 la BCE giocherà una partita pericolosa. La recessione incombe e la forte riduzione della liquidità dovrebbe essere monitorata nei primi mesi del 2023”.

Inoltre, il dibattito all’interno dell’istituzione sembra diventare più acceso. Posto che sugli obiettivi della politica monetaria c’è stato un “consenso generale”, Lagarde ha dovuto ammettere che al Consiglio direttivo di oggi “non tutti erano d’accordo con le tattiche attuali. Ma una maggioranza molto ampia ritiene che dobbiamo mostrare perseveranza muoverci in maniera continua per coprire il terreno che resta da coprire”. Secondo Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR, “appare quanto mai probabile che alla luce del messaggio di oggi molti osservatori dovranno rivedere al rialzo le proprie attese sui tassi, in gran parte a causa di una funzione di reazione della BCE chiaramente più hawkish delle attese. Un paio di rialzi di 50bp nei prossimi due meeting ad esempio – totalmente verosimile visto il tono di oggi – porterebbe il tasso sui depositi al 3% già a metà marzo. Non è escluso che la BCE vada anche oltre, a meno che l’inflazione di tipo core non inizi a rallentare chiaramente come sta facendo negli USA”.

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