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martedì 6 Dicembre 2022

Bce minimizza recessione e si accoda alla Fed: avanti con nuovo rialzo tassi interesse a dicembre

Dall’altra parte dell’Atlantico, dicevamo, la Fed è orientata ad avviare “presto” un rallentamento del ciclo di rialzo dei tassi d’interesse. E’ quanto suggeriscono le Minutes del FOMC, ovvero i verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria dei banchieri centrali statunitensi, relativi al meeting tenutosi l’1-2 novembre scorso. In quell’occasione, la Fed aveva annunciato un aumento dei tassi d’interesse USA di 75 punti base, portando il tasso di riferimento in una nuova banda di oscillazione fra il 3,75% ed il 4%al top dal 2008. “Una consistente maggioranza di partecipanti ha ritenuto che un rallentamento al più presto nel ritmo dei rialzi sarebbe appropriato”, si legge sui verbali, che spiegano “l’incertezza sul tempo necessario affinché gli effetti della politica monetaria si trasferiscano sull’attività economica e sull’inflazione e sulla loro intensità sono tra i motivi citati”.

I verbali segnalano anche la possibilità di una caduta dell’economia in recessione l’anno venturo o, al massimo, una crescita più lenta ed un’inflazione più elevata del previsto. I banchieri hanno infatti affermato di vedere ancora pochi segni di riduzione dell’inflazione. Secondo alcuni esponenti del FOMC, la riduzione del ritmo di rialzo dei tassi “potrebbe ridurre il rischio di instabilità nel sistema finanziario”. Ma i verbali suggeriscono anche che, con un aumento più piccolo dei tassi, sarebbe data ai banchieri la possibilità di valutare l’impatto della successione degli aumenti dei tassi.

I mercati prevedono ora ampiamente che il Federal Open Market Committee, alla prossima riunione in calendario il 14 dicembre, rallenterà la portata degli aumenti a 50 punti base, dopo aver effettuato quattro aumenti consecutivi di 75 punti base nei mesi scorsi. Le attese indicano anche pochi altri aumenti dei tassi nel 2023, sino a quando i Fed Funds non raggiungeranno un livello del 5%, e forse anche un cambio di passo con alcune riduzioni dei tassi prima della fine dell’anno prossimo. Tutto dipenderà dai dati e dall’inflazione che ha di recente raggiunto un nuovo record (al 7,7% ad ottobre).

Dall’altra parte dell’Atlantico, dicevamo, la Fed è orientata ad avviare “presto” un rallentamento del ciclo di rialzo dei tassi d’interesse, ma comunque non uno stop. E’ quanto suggeriscono le Minutes del FOMC, ovvero i verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria dei banchieri centrali statunitensi, relativi al meeting tenutosi l’1-2 novembre scorso. In quell’occasione, la Fed aveva annunciato un aumento dei tassi d’interesse USA di 75 punti base, portando il tasso di riferimento in una nuova banda di oscillazione fra il 3,75% ed il 4%al top dal 2008. “Una consistente maggioranza di partecipanti ha ritenuto che un rallentamento al più presto nel ritmo dei rialzi sarebbe appropriato”, si legge sui verbali, che spiegano “l’incertezza sul tempo necessario affinché gli effetti della politica monetaria si trasferiscano sull’attività economica e sull’inflazione e sulla loro intensità sono tra i motivi citati”.

I verbali segnalano anche qui la possibilità di una caduta dell’economia in recessione l’anno venturo o, al massimo, una crescita più lenta ed un’inflazione più elevata del previsto. I banchieri hanno infatti affermato di vedere ancora pochi segni di riduzione dell’inflazione. Secondo alcuni esponenti del FOMC, la riduzione del ritmo di rialzo dei tassi “potrebbe ridurre il rischio di instabilità nel sistema finanziario”. Ma i verbali suggeriscono anche che, con un aumento più piccolo dei tassi, sarebbe data ai banchieri la possibilità di valutare l’impatto della successione degli aumenti dei tassi.

I mercati prevedono ora ampiamente che il Federal Open Market Committee, alla prossima riunione in calendario il 14 dicembre, rallenterà la portata degli aumenti a 50 punti base, dopo aver effettuato quattro aumenti consecutivi di 75 punti base nei mesi scorsi. Le attese indicano anche pochi altri aumenti dei tassi nel 2023, sino a quando i Fed Funds non raggiungeranno un livello del 5%, e forse anche un cambio di passo con alcune riduzioni dei tassi prima della fine dell’anno prossimo. Tutto dipenderà dai dati e dall’inflazione che ha di recente raggiunto un nuovo record (al 7,7% ad ottobre).

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