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venerdì 1 Luglio 2022

Bce e l’effetto “doccia fredda” dei tassi di interesse

Milano – Bruxelles è stata costretta a correggere il tiro delle sue previsioni economiche, e della guerra in Ucraina, ma si prospetta entro quest’anno il primo aumento dei tassi d’interesse della BCE, a causa della continua accelerazione dell’inflazione. Una manovra che l’Istituto di Francoforte dovrà effettuare con prudenza, per evitare l’effetto “doccia fredda” sull’economia. Tutto questo è al centro dell’ultima Ecopillola di Andrea Ferretti, economista e docente del Master in Scienze economiche e bancarie alla Luiss Guido Carli. “Poiché ciò che sta accadendo oggi in ucraina non deve farci perdere di vista l’evoluzione dello scenario economico globale – afferma Ferretti – è il caso di fare alcune considerazioni partendo proprio dalle previsioni di primavera della Commissione Europea appena elaborate. E come sempre andiamo per punti”.

Punto 1: il PIL. “A seguito della crisi energetica, la Commissione ha di fatto dimezzato le previsioni di crescita dell’Eurozona per il 2022: +2,7% contro un +4% stimato dalla Commissione a febbraio scorso. Per quanto riguarda l’Italia, la Commissione prevede una crescita nel 2022 del 2,4% per cento, crescita che però dovrebbe ridursi nel corso 2023 a un +1,9%. Da evidenziare però che l’Italia dal punto di vista della crescita non è il fanalino di coda d’Europa: ci saranno Paesi come la Germania che cresceranno meno di noi un +1,6% e Paesi che avranno delle performance decisamente migliori delle nostre, come la Francia con un +3,1% e la Spagna con un +4% e soprattutto il Portogallo con è +5,8%”. Punto 2: l’inflazione. “Sul fronte dell’inflazione, le previsioni di primavera indicano un’inflazione nell’Eurozona al 6,1% nel 2022, che dovrebbe scendere al 2,7% nel 2023, una previsione forse un po’ ottimistica”.

Punto 3: l’evoluzione dei tassi di interesse. “Partendo proprio da questi dati sull’inflazione, diventa fondamentale, sia per le imprese che per i privati, cercare di capire come si muoverà la BCE sul fronte dei tassi. Al riguardo ritengo che, la BCE davanti a un’inflazione lievitata ad oltre 6% contro un target del 2%, sarà costretta a procedere nel corso del 2022 ad un aumento dei tassi. Verosimilmente, potremmo trovarci già di fronte ad un aumento dello 0,25% nel corso del terzo trimestre del 2022. Tuttavia, qualora la fiammata inflazionistica dovesse innescare rivendicazioni salariali, la BCE potrebbe essere costretta ad alzare i tassi, fin dall’inizio, di uno 0,50%. Ritengo comunque che l’atteggiamento della BCE sarà comunque equilibrato e prudente e questo per il semplice fatto che è vero che un aumento dei tassi potrebbe in qualche modo contenere l’inflazione, ma è anche vero che rappresenta una secchiata di acqua gelida su un’economia già in affanno. Si tratta solamente di ipotesi – conclude l’esperto – perché ovviamente tutto dipende dall’imponderabile evoluzione dello scenario bellico”.

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