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venerdì 9 Giugno 2023

Bce e Italia: lo scontro non serve a nessuno, scelte discutibili nel rispetto dei ruoli

Roma – La polemica sulle prerogative, e quindi sull’autonomia della Bce, ricorre. Si accende ogni volta che entrano in conflitto le esigenze dei singoli Stati e quelle previste dal mandato che i Trattati attribuiscono alla Banca centrale europea. Come sta avvenendo in queste ore, rispetto alle critiche sulle decisioni assunte con la leva dei tassi di interesse, sollevate tra gli altri dal ministro della Difesa del governo italiano, Guido Crosetto. Sullo scenario c’è l’eterno dilemma tra la lotta all’inflazione e il sostegno alla crescita. Tra la politica monetaria e quella economica. Sono esigenze diverse, in concorrenza tra loro, che derivano direttamente dalla base giuridica su cui opera l’istuzione che ha sede a Francoforte.Il riferimento principale sono gli articoli 3 e 13 del Trattato sull’Unione europea e l’articolo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Cosa prevedono?

Secondo i trattati, fra le principali responsabilità della Bce figura la politica monetaria nella zona euro. Da novembre 2014, il regolamento Ssm, Single Supervisory Mechanism, conferisce alla Bce alcuni compiti di vigilanza sugli enti creditizi. L’indipendenza della BCE è sancita dall’articolo 130 TFUE, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. “Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo statuto del Sebc, il Sistema europeo di banche centrali, e della Bce, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo”. L’articolo 127 del Tfue indica l’obiettivo principale del Sebc, il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, sostiene le politiche economiche generali nell’Unione. Agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

I compiti fondamentali svolti sono definire e attuare la politica monetaria dell’Unione; svolgere le operazioni sui cambi; detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri; promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. La Bce ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro. Stabilisce i regolamenti e prende le decisioni necessarie per assolvere i compiti attribuiti al SEBC in virtù dei trattati e dello statuto della Bce. Inoltre, formula raccomandazioni e pareri. Deve essere consultata in merito a qualsiasi proposta di atto dell’Unione che rientri nelle sue competenze, e dalle autorità nazionali sui progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze. Può presentare pareri sulle questioni in merito alle quali è consultata. È inoltre consultata in merito alle decisioni che definiscono le posizioni comuni e alle misure che riguardano la rappresentanza unificata della zona euro nelle istituzioni finanziarie internazionali. Lo statuto della Bce elenca i vari strumenti che può utilizzare al fine di adempiere le sue funzioni monetarie. E’ vietato però il finanziamento monetario e sono fissati i limiti per l’uso di strumenti di politica monetaria.

Quando la politica si mette contro le istituzioni economiche, il problema sono sempre gli interessi di parte. Nel caso del governo italiano e della Bce, gli interessi sono diversi, perché la politica economica e quella monetaria possono avere esigenze che non coincidono. Ma gli interessi diversi alla fine devono convergere, perché la Bce ha interesse che l’Italia non crei problemi alla stabilità dell’area Euro e perché l’Italia ha interesse che la Bce offra l’ombrello che le serve per avere un rapporto sereno con i mercati. Servono però due punti fermi. L’autonomia della banca centrale deve restare un dogma, e non ci devono essere interferenze nell’esercizio del suo mandato. Questo, però, non vuol dire che la Bce non possa sbagliare, che sia infallibile, e che non sia possibile sostenere che la politica monetaria debba avere un maggiore riguardo delle esigenze complessive dell’economia europea. L’equlibrio sottile che deve tenere insieme il rispetto dell’autonomia e il diritto di esprimere dubbi su una scelta piuttosto che su un’altra, si tiene con il rispetto dei propri ruoli e, soprattutto, con il rispetto delle regole che sono scritte nei Trattati, che descrivono con chiarezza il mandato, i poteri e gli strumenti della banca centrale, anche in relazione al rapporto con i singoli Stati membri.

Il sistema regge se ognuno fa la sua parte e se il dialogo funziona. La Bce esercita i suoi poteri e usa gli strumenti che ha a disposizione nell’esercizio del suo mandato. Usa le sue raccomandazioni e contribuisce a vigilare sul funzionamento del sistema. Il governo fa la sua politica economica, tenendo conto che l’andamento dei mercati è profondamente influenzato anche dalla reputazione e dalla fiducia degli investitori. Tutte e due le parti possono fare bene, o male, il proprio mestiere. La politica monetaria può essere efficace, e capace di tenere insieme la riduzione dell’inflazione con il sostegno alla crescita, oppure può sbagliare scelte e comunicazione, come è avvenuto più volte nella gestione di Christine Lagarde. La politica economica può utilizzare gli spazi di manovra che ci sono, oppure chiudersi in difesa e favorire uno scontro che non serve a nessuno (Adnkronos).

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