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martedì 6 Dicembre 2022

Bce e Boj testano le valute digitali, pronte tra qualche anno

Milano – La Banca del Giappone (BoJ), le tre maggiori banche del Paese e gli istituti di credito regionali intraprenderanno la prossima primavera le prove di utilizzo del nuovo yen digitale. Lo riferisce il quotidiano “Nikkei”, secondo cui il programma pilota della nuova Valuta digitale della banca centrale (Cbdc) durerà due anni, e servirà a collaudare il deposito, il prelievo e le transazioni effettuate tramite la nuova valuta, anche in situazioni emergenziali di assenza della rete internet. Sulla base dei risultati del progetto pilota, la banca centrale potrebbe decidere di introdurre ufficialmente la nuova valuta digitale già nel 2026.

E in Europa? Anche la Banca centrale europea è in questa fase di investigazione del possibile euro digitale e “Nexi partecipa sia ai tavoli di lavoro come il MAG (Market Advisory Group) che alle sessioni tecniche dell’ERPB (European Retail Payments Board), ed è attivamente coinvolta nella prototipazione dell’euro digitale”. Lo ha detto a Teleborsa Alessandro Agnoletti, Head of Digital Currency & DLT di Nexi, in occasione della settima edizione dal Salone dei Pagamenti. “Nexi è una delle cinque aziende selezionate per poter realizzare entro la fine di quest’anno il prototipo, poi messo a disposizione delle istituzioni, e poi reso disponibile al mercato per poter lavorare in modo sistemico per poter lavorare a questa innovazione”, ha aggiunto.

L’euro digitale sarebbe come le banconote, ma in forma digitale, ovvero una moneta elettronica emessa dall’Eurosistema (la BCE e le banche centrali nazionali dei paesi dell’area euro) accessibile a tutti, cittadini e imprese. Un euro digitale affiancherebbe il contante senza sostituirlo, ma risponderebbe alla crescente preferenza di cittadini e imprese per i pagamenti digitali. “Il ruolo degli intermediari è atteso rimanere centrale in quella che è la distribuzione dell’euro digitale e il supporto alle istituzioni – ha spiegato Agnoletti -. Noi pensiamo che gli intermediari possano giocare ruoli ampi e diversi, possano fornire soluzioni di front-end, ovvero applicazioni per poter permettere all’utilizzatore di valorizzare questa innovazione e usare l’euro digitale. Avranno sicuramente un ruolo di abilitatori tecnologici per poter permettere i flussi di pagamento e qui è importante garantire sicurezza, efficienza e ovviamente compliance con le regole”.

“Un terzo ruolo atteso è quello di fornitori di servizi a valore aggiunto, come quelli legati alla transazione, ma contestualmente anche servizi che avvicinano mondi come i programmi di loyalty, l’analisi dei dati e in generale servizi che permettano un’utilizzazione e un’esperienza d’uso che permette di diffondere quanto più possibile questa innovazione sistemica”, ha evidenziato. Secondo l’Head of Digital Currency & DLT di Nexi, “l’adozione è un punto chiave e parte dalla comprensione vera dei bisogni degli utilizzatori. Il mercato chiede automazione, flessibilità, interoperabilità, efficienza nei costi, sicurezza, in particolare in questo momento di trasformazione digitale che il settore dei pagamenti sta attraversando. L’adozione passa dall’adozione di casi d’uso che permetta alla moneta di trovare un valore che possa stimolare il mercato ad utilizzarla – ha concluso -. L’adozione passa anche dall’inclusione: dobbiamo far capire alle persone, ai merchant, agli operatori di mercato, cosa significa euro digitale e che benefici questa innovazione può portare”.

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