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sabato 26 Novembre 2022

Bank of England prova a stabilizzare la sterlina e a rassicurare i mercati

Londra – La Bank of England (BoE) “segue da vicino l’andamento dei mercati finanziari alla luce del significativo riprezzamento degli asset finanziari” e “non esiterà a modificare i tassi di interesse, se necessario, per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% in modo sostenibile nel medio termine, in linea con il suo mandato”. Lo si legge in uno statement pubblicato sul sito della BoE, attribuito al governatore Andrew Bailey, nella giornata in cui la sterlina è scesa al livello più basso di sempre contro il dollaro. In un medesimo tentativo di rassicurare i mercati, il nuovo ministro delle finanze Kwasi Kwarteng ha rilasciato una dichiarazione in cui anticipa i piani per una nuova strategia fiscale a medio termine. Il 23 novembre sarà pubblicato il “Piano di bilancio a medio termine”, che fornirà ulteriori dettagli sulle regole di bilancio del governo, inclusa la garanzia che il debito diminuisca come quota del PIL a medio termine.

Nel pomeriggio il pound sterling aveva cancellato le perdite registrate nella prima parte della seduta, grazie alle speculazioni della stampa britannica sul fatto che la Bank of England potrebbe intervenire d’emergenza con un rialzo dei tassi a seguito del crollo della sterlina e dei titoli di Stato (i Gilt) per via dei forti tagli alle tasse annunciati dal nuovo governo conservatore. “Nelle ultime settimane, il governo ha fatto una serie di annunci importanti – afferma la BoE – La garanzia del prezzo dell’energia del governo ridurrà il picco di inflazione a breve termine. Venerdì scorso il governo ha annunciato il suo Growth Plan, sul quale il Cancelliere ha fornito ulteriori dettagli nella sua dichiarazione di oggi. Accolgo con favore l’impegno del governo per una crescita economica sostenibile e il ruolo dell’Ufficio per la responsabilità di bilancio nella sua valutazione delle prospettive per l’economia e le finanze pubbliche”.

“Il ruolo della politica monetaria è garantire che la domanda non superi l’offerta in un modo che porti a una maggiore inflazione nel medio termine – ha aggiunto Bailey – Come ha chiarito l’MPC, alla prossima riunione programmata farà una valutazione completa dell’impatto sulla domanda e sull’inflazione degli annunci del governo e del calo della sterlina, e agirà di conseguenza. L’MPC non esiterà a modificare i tassi di interesse, se necessario, per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% in modo sostenibile nel medio termine, in linea con il suo mandato”. Il cambio GBP/USD è sceso fino a quota 1,035 in mattinata, segnando un record negativo, prima di recuperare lentamente terreno fino a 1,093, spinto dalle speculazioni su un aumento dei tassi fuori programma, ovvero prima del prossimo meeting di politica monetaria della Banca centrale. Ha poi perso nuovamente terreno assestandosi a quota 1,066.

Secondo alcuni analisti, il peggio deve ancora venire: i mercati sono spaventati dai tagli alle tasse e le misure di spesa del nuovo governo Truss, che minano la fiducia nel Paese.Il cosiddetto ‘mini-budget’ di Kwarteng punta a far uscire l’economia da un periodo di inflazione a due cifre, congelare le bollette energetiche, abbassare le tasse e deregolamentare il settore bancario. Il governo ha anche annunciato restrizioni al diritto di sciopero e un aumento dei prestiti pubblici. I mercati hanno reagito all’annuncio, che si è sovrapposto alle previsioni di recessione per il Paese, e i titoli di Stato sono crollati. In totale, il piano richiederà ulteriori 72 miliardi di sterline di prestiti pubblici solo nei prossimi sei mesi.

E Kwarteng domenica ha aggiunto che sta prendendo in considerazione ulteriori tagli alle tasse, nonostante la crescente preoccupazione per il taglio del rating del credito del Regno Unito. L’outlook della Gran Bretagna è attualmente ritenuto stabile dalle tre principali agenzie di rating – S&P, Moody’s e Fitch – ma adesso, secondo gli analisti, “c’è il rischio di un possibile passaggio a un outlook negativo quando i rating saranno rivisti” il 21 ottobre e all’inizio di dicembre. E un declassamento aumenterebbe ulteriormente gli oneri finanziari, che hanno già raggiunto il livello più alto dal 2011 e sulla scia della crisi finanziaria. Alla Convenzione del partito laburista, il direttore finanziario Rachel Reeves ha parlato di “emergenza nazionale” e ha definito il cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, e il primo ministro Liz Truss “due giocatori d’azzardo disperati che inseguono le loro perdite al casinò.

Venerdì il Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha avuto la possibilità di progettare una risposta alla crisi del costo della vita e ha fallito”, ha proseguito Reeves, con “più di 50 miliardi di sterline che si accumulano sul debito nazionale”. Per Rachel Reeves il calo della sterlina significa tra le altre cose “maggior costo del prestito per il governo” e rimborsi più costosi di mutui casa per i cittadini. Venerdì il nuovo ministro delle Finanze ha annunciato in particolare tagli alle imposte sul reddito per la fascia fiscale più alta, oltre a quelli che erano stati diffusi dai media in precedenza, accompagnati da massicci aiuti per sostenere il caro bollette. Il sostegno ai costi energetici è stato calcolato in 60 miliardi di sterline per soli 6 mesi, ma gli economisti stimano che l’intero pacchetto fiscale sarà finanziato con un cifra tra 100 e 200 miliardi di sterline, e tra gli investitori persistono dubbi e critiche su come il governo britannico abbia intenzione di finanziare questi investimenti.

L’economista Nouriel Roubini, noto per le sue previsioni molto pessimistiche e per aver anticipato la crisi finanziaria dei mutui subprime, ha affermato su Twitter che il Regno Unito si stava avviando verso uno scenario simile a quello degli Anni ’70, “con alla fine la necessità di ‘andare a mendicare un salvataggio dal Fondo Monetario Internazionale”. La Bank of England (BoE), che giovedì ha alzato il tasso di 0,50 punti percentuali al 2,25%, potrebbe aver bisogno di riunirsi urgentemente per rialzarlo: i mercati ora ritengono che il tasso potrebbe aumentare di due punti percentuali entro novembre, quando è programmato il prossimo incontro. “Senza un intervento questa settimana, la sterlina potrebbe presto scendere al di sotto della parità con il dollaro”, avverte Lee Hardman, analista di Mufg.

“La tensione tra la Banca d’Inghilterra e il Tesoro è ormai palpabile – sintetizza Susannah Streeter, analista di Hargreaves Lansdown – con alcuni componenti del board della Banca centrale che vogliono frenare l’inflazione indebolendo la domanda e leader politici che vogliono aumentarla”. Mentre l’inflazione ha raggiunto il 9,9% nel Regno Unito, la più alta del G7, l’istituto monetario ha anche stimato che il Paese fosse entrato in recessione durante il terzo trimestre. La sterlina non è l’unica valuta in difficoltà nei confronti del dollaro, che schiaccia tutto sul suo cammino: da inizio anno lo yen ha perso il 20%, mentre l’euro è sceso del 15%. Durante il precedente minimo storico della sterlina, nel 1985, diversi grandi Paesi tra cui gli Stati Uniti, avevano firmato gli accordi Plaza, che miravano a svalutare volontariamente il biglietto verde. Ci stiamo avvicinando a un ‘momento Plazà? Il dollaro è forte come lo era allora, ma lo spirito di cooperazione tra le principali economie mondiali non sembra esserci più”, sottolinea John Velis, analista di Bny Mellon.

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