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sabato 26 Novembre 2022

Banche, troppa vigilanza Bce?

Milano – “I rapporti con la BCE sono buoni. Indubbiamente l’attività di supervisione in questa fase ha aspetti di pressione e verifiche continue sull’operato della banca in termini di rischi potenziali, prospettive di crescita e procedure utilizzate, ma a oggi è ancora una relazione che va in una visione positiva”. Lo ha affermato Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a proposito delle indiscrezioni di Bloomberg su una crescente frustrazione dei vertici bancari europei verso l’azione della Vigilanza dei Francoforte, in quanto alcune richieste dei regolatori sarebbero irragionevoli e l’interferenza nella gestione degli istituti sarebbe eccessiva. “Indubbiamente non devono essere oltrepassate queste condizioni in cui operiamo oggi – ha aggiunto Messina – ma oggi le condizione sono ancora accettabili, quindi non concordo ci sia necessità di chiarimenti forti nei confronti del supervisore”.

I vertici di alcune banche europee, infatti, stanno segnalando una crescente frustrazione verso l’azione della Vigilanza della BCE, in quanto credono che alcune richieste dei regolatori siano irragionevoli e che l’interferenza nella gestione degli istituti sia eccessiva. Bloomberg cita diverse conversazioni con banchieri e, in particolare, un episodio che riguarda Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Société Générale ed ex membro del consiglio esecutivo della BCE. Lo scorso mese Bini Smaghi ha scritto alla banca centrale per protestare contro le richieste dei funzionari di essere presenti alle riunioni del CdA, sostenendo che la pratica danneggia l’efficacia delle discussioni all’interno del board.

“Per quanto ne so, nessun’altra autorità nelle principali economie avanzate partecipa alle riunioni del CdA e ai comitati nella sua attività di supervisione – ha scritto -. Non la Federal Reserve, né la Banca d’Inghilterra, né la banca nazionale svizzera, né la Finma. Alcune autorità di vigilanza europee hanno adottato tale prassi in passato, apparentemente con scarsi vantaggi e serie preoccupazioni sollevate dai soggetti vigilati”. Nella lettera, indirizzata a Ramon Quintana, direttore generale della BCE, Bini Smaghi ha chiesto un incontro con Enria e i presidenti di altri grandi istituti di credito europei “per uno scambio di opinioni su come garantire una corretta valutazione della governance delle banche”. Il Single Supervisory Mechanism “è stato creato per promuovere la sicurezza e la solidità del settore bancario e ci impegniamo ad adempiere a questo mandato e a valutare le banche rispetto a standard molto elevati – ha detto un portavoce della BCE -. Siamo sempre stati e rimaniamo aperti al dialogo sull’efficienza e l’efficacia dei nostri processi di supervisione”.

Proprio la BCE e l’Autorità bancaria europea, intanto, lanciano un allarme sull’incompleta attuazione degli standard internazionali di Basilea III. “Abbiamo bisogno di regole forti per banche forti. Basilea III ha quello che serve. Ma la normativa europea potrebbe rimanere indietro rispetto agli standard internazionali”, avvertono il vicepresidente della BCE Luis de Guindos, il presidente della vigilanza della BCE Andrea Enria ed il presidente dell’EBA José Manuel Campa in un post sul blog dell’Istituto di Francoforte intitolato “Regole forti, banche forti: manteniamo gli impegni” Il pacchetto bancario oggi conta ora più che mai. Dobbiamo attenerci ai nostri impegni globali, attuare fedelmente Basilea III e rafforzare i poteri di vigilanza”, affermano de Guindos, Enria e Campa, sollecitando il legislatore a concentrarsi sulla resilienza del settore bancario e ricordando che “banche forti sono in grado di servire meglio imprese, cittadini e l’economia in generale”.

“La revisione degli standard di Basilea dopo la crisi finanziaria è stata un percorso lungo e impegnativo”, ricordano le autorità bancarie, ricordando che l’Europa “sedeva al tavolo dei negoziati a Basilea e quindi l’accordo finale incorpora molti suggerimenti e adeguamenti avanzati dagli attori europei” e che l’attuazione degli standard “sarà decisiva per mantenere sano e salvo il nostro sistema bancario. Siamo molto preoccupati per il fatto che nelle discussioni legislative in corso fra il Consiglio europeo ed il Parlamento europeo sul pacchetto bancario, numerosi sono stati gli inviti a discostarsi dagli standard internazionali. La BCE e l’Autorità bancaria europea (EBA) – sottolineano nel post – hanno costantemente sostenuto un’attuazione piena, tempestiva e fedele di Basilea III. Le regole sono state articolate con cura per garantire standard minimi di di sicurezza a livello mondiale contro la serie di rischi che abbiamo dolorosamente sperimentato durante la crisi finanziaria globale”.

“La proposta legislativa della Commissione Europea prevedeva già diverse deviazioni dalle regole di Basilea III”, affermano le tre autorità, ricordando che le modifiche proposte da Bruxelles ridurrebbero di un 3,2 punti percentuali l’aggiustamento del capitale regolamentare Tier 1 previsto da Basilea per la fine del periodo “phased-in” e che l’EBA e la BCE hanno già criticato queste deviazioni, in quanto “lascerebbero sacche di rischio irrisolte e potrebbero accrescere i rischi per la stabilità finanziaria”. In aggiunta a questo, “il Consiglio europeo ed il Parlamento stanno valutando l’introduzione di ulteriori deviazioni da Basilea III in diversi campi, inclusa la valutazione del rischio delle esposizioni azionarie intragruppo, il debito subordinato, le esposizioni sull’acquisto di terreni e le esposizioni sulle costruzioni condotte fuori bilancio”. Ciò – ribadiscono – “mette in gioco la reputazione, la competitività e, in definitiva, accresce i costi di finanziamento del settore bancario europeo” e si rischia che “il Comitato di Basilea giudichi l’UE non conforme” ai propri standard.

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