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martedì 6 Dicembre 2022

Banche, Scope Ratings: prospettive rosee sulla redditualità 2023

Milano – I risultati del terzo trimestre delle banche italiane sono stati solidi grazie a margini di interesse più ampi, che riflettono tassi di interesse più elevati, spese operative e costo del rischio sotto controllo. Il trend della qualità degli attivi è immutato, le banche mantengono solide riserve di capitale e si ritiene che questa tendenza possa essere mantenuta nel 2023. E’ quanto rileva una research di Scope Rating sul settore bancario italiano, rappresentato dalle otto principali banche: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Banca Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, BPER Banca, Credito Emiliano e Banca Popolare di Sondrio. Il rendimento medio del patrimonio netto di questo gruppo di banche, nel terzo trimestre, si è attestato al 7,1%. I fattori chiave di questa forte performance – sottolineano gli analisti di Scope Rating – sono rappresentati dal rimbalzo del margine di interesse, dalla forte gestione dei costi e da accantonamenti a basso rischio. D’altra parte, la volatilità dei mercati finanziari ha continuato a penalizzare i proventi da commissioni e di negoziazione, che hanno registrato una tendenza al ribasso per la maggior parte delle banche , ed ha continuato a pesare sulle vendite di prodotti della gestione patrimoniale, sui volumi gestiti e sulle commissioni di performance.

Ma le commissioni dell’attività bancaria e sui servizi di pagamento sono cresciute, sulla scia di un’economia italiana resiliente, assistita da una stagione turistica che ha beneficiato della piena riapertura post-pandemia. “Se l’economia prende una brutta piega, le banche sono ben capitalizzate. Le maggiori banche italiane detenevano un buffer MDA medio per i requisiti CET1 di circa 590 punti base a settembre 2022, un livello che riteniamo confortevole”, afferma Alessandro Boratti, analista di Scope Rating. Alcune banche dispongono di riserve significative per i propri requisiti patrimoniali e per i propri obiettivi interni, quindi possono continuare a perseguire piani di distribuzione e persino dividendi una tantum o riacquisti di azioni proprie. Le autorità di vigilanza hanno tuttavia mostrato una certa preoccupazione per l’inasprimento delle prospettive economiche ed hanno quindi esortato le banche ad essere prudenti sulle previsioni e caute sui piani di distribuzione. “Non ci aspettiamo nuovi divieti generalizzati alle distribuzioni di dividendi) in ‘stile Covid’, ma sosteniamo l’opinione delle autorità di vigilanza secondo cui, di fronte a una maggiore incertezza macroeconomica, impegni di pagamento aggressivi potrebbero ridurre il margine di manovra delle banche”, sottolinea Boratti.

E per il 2023 cosa ci si attende? Nonostante il deterioramento del contesto macro, Scope rimane positiva sulle prospettive delle banche italiane ed afferma che le prospettive di reddito “sembrano più rosee”. “Un aumento dei tassi di interesse superiore alle attese – spiega Boratti – potrebbe far aumentare le entrate da interessi fino al 25%”. La redditività delle banche nel 2023 sarà condizionata principalmente da due fattori: il riflesso in bilancio di un contesto di tassi più favorevole, che continuerà a sostenere i ricavi; un costo del rischio potenzialmente più elevato, anche in relazione al piano di uscita dalle operazioni TLTRO ed all’esigenza dlele banche di cercare fonti di finanziamento alternative sul mrcato dei capitali. “Siamo cauti sui rischi derivanti da un peggioramento delle prospettive macroeconomiche. Una recessione danneggerebbe le banche da più parti – prestiti, commissioni e commissioni e costi del credito – portando a risultati netti inferiori. Misure fiscali mirate a sostegno delle famiglie e delle imprese in un momento di alti prezzi dell’energia potrebbero essere fondamentali per prevenire un’ondata di insolvenze sui prestiti”.

“Dobbiamo urgentemente cambiare rotta se non vogliamo fare affidamento principalmente sulle banche straniere per finanziare il futuro dell’Europa” ha affermato l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, nel suo intervento al recente European Banking Congress di Francoforte, sottolineando che “nessuno dovrebbe prendere alla leggera questo pericolo”. L’AD della prima banca della Germania ha incolpato le autorità di regolamentazione europee di essere troppo aggressive. “Diventa sempre più chiaro che l’attuale quadro normativo fa poco per rafforzare le banche europee” ha affermato, riconoscendo tuttavia che una supervisione più forte che ha aiutato l’industria dopo la crisi finanziaria. “Dovremmo anche esaminare dove la regolamentazione potrebbe essere andata troppo oltre” ha aggiunto, offrendo una visione differente da quella della presidente della BCE.

Christine Lagarde, intervenendo alla stessa conferenza, aveva infatti appena affermato che l’Eurozona non deve annacquare la regolamentazione del settore bancario: “Una regolamentazione eccessiva lascerebbe le banche più esposte agli shock e meno in grado di sostenere le transizioni da cui dipenderà la nostra crescita futura”, ha spiegato. Sewing ha chiesto anche di superare “il clichè di una Europa forgiata nelle crisi”, coniato da Jean Monet. “Sono convinto che oggi abbiamo bisogno di un altro approccio, piuttosto che quello di salvare l’Europa per costruirla. Basta reagire: bisogna iniziare a sviluppare piani strategici. Ci serve una agenda 2030 per l’Europa, serve un vero mercato comune. Nessuno fuori dall’Ue capisce perché non progrediamo rispetto a 27 giurisdizioni”.

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