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venerdì 7 Ottobre 2022

Banche e clima, il dirottamento dei capitali inquinanti e l’assenza di standard per valutare il rischio

Milano – L’88% dei decision makers degli istituti bancari pensano che dirottare i capitali dai soggetti che svolgono attività inquinanti per l’ambiente sia fondamentale per affrontare la crisi climatica, mentre il 90% di essi ritiene che un miglioramento significativo delle pratiche di rendicontazione dei rischi climatici da parte degli istituti finanziari potrebbe avere un notevole impatto sugli sforzi globali per ridurre i cambiamenti climatici. È quanto emerge dal report “Raising the standard: How banks can improve the quality of climate-risk financial reporting”, realizzato dallo studio legale internazionale DLA Piper per approfondire lo stato dell’informativa finanziaria sul rischio climatico.

Dall’indagine, in cui sono stati intervistati 700 senior bankers di Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, emerge anche che il 92% dei decision makersi concorda sul fatto che colpire le aziende con sanzioni, commissioni o con altre rilevanti misure di carattere economico sia il modo migliore per gestire i clienti il cui profilo di rischio climatico genera un’esposizione significativa per il relativo istituto finanziario.

Più di quattro senior bankers su cinque (86%) affermano che il proprio istituto bancario sta pianificando nel 2022 di investire nel miglioramento dell’informativa finanziaria sul clima, alla luce dell’importanza che riveste la discussione in merito ai temi ESG per le società finanziarie. Tuttavia, rimangono alcuni ostacoli per le società finanziarie, attualmente frenate dalla mancanza di dati accurati e affidabili. Più di un terzo degli intervistati ha indicato che la qualità dei dati disponibili (36%), l’affidabilità dei dati provenienti da terzi (36%) e l’accessibilità ai dati dei clienti (34%) rappresentano i maggiori ostacoli per una migliore informativa finanziaria sul clima.

“Le banche devono svolgere un ruolo cruciale nella lotta al cambiamento climatico – ha commentato Luciano Morello, Partner di DLA Piper e responsabile del dipartimento Finance, Projects & Restructuring in Italia – Aumentando i flussi finanziari verso iniziative a basse emissioni di carbonio e riducendo al contempo i flussi verso attività meno sostenibili, le banche potranno migliorare la velocità e l’efficacia degli interventi a favore del clima”.

La ricerca di DLA Piper evidenzia anche che una delle sfide principali che le banche si trovano ad affrontare è la mancanza di un accordo in relazione a metriche e misure standard per la valutazione e il confronto del rischio climatico e della relativa informativa. La maggior parte degli intervistati è scettica sul fatto che questi cambiamenti possano avvenire già nel 2022; il 76% stima che ci vorrà più di un anno, mentre il 15% degli intervistati è ancora più pessimista, prevedendo che ci vorranno più di due anni per realizzare queste misure.

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