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sabato 1 Ottobre 2022

Banche centrali: stretta in Uk, Svizzera, Norvegia, Sudafrica. Le eccezioni turca e giapponese

Milano – Banche centrali mondiali ancora in focus e alle prese con una forte inflazione. Dopo la Federal Reserve, la vigilia, ed il maxi-incremento da 100 punti base realizzato martedì a sorpresa dalla Banca centrale svedese, la Banca centrale della Norvegia ha deciso oggi per un rialzo dei tassi di interesse. Il costo del denaro sulla corona è stato ritoccato di 0,5 punti percentuali (50 punti base), portandolo al 2,25%. Il comitato ha preso la decisione all’unanimità ed ha avvertito che sulla base delle prospettive attuali e del bilancio dei rischi “è molto probabile” che si proceda ad un ulteriore aumento a novembre.

La Bank of England (BoE) ha annunciato oggi un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse nel Regno Unito, il settimo di fila, portandoli dall’1,75% deciso il 4 agosto al 2,25%: con un incremento di mezzo preannunciato implicitamente dallo stesso governatore Andrew Bailey sulla scia del rialzo della Fed americana, ma segna comunque un record sui tassi da diversi anni. Sulla decisione pesano l’allarme di un’inflazione a due cifre nel Regno, sullo sfondo della più generale tendenza globale legata al post Covid e alla guerra in Ucraina, e le previsioni d’una recessione proiettata dalle stime sull’intero 2023. La Boe prevede che l’economia entrerà in recessione a partire dal terzo trimestre.

Addio ai tassi negativi in Svizzera. Stretta anche da parte della Banca centrale della Svizzera che ha aumentato i tassi di interesse sul franco di 75 punti base, dal -0,25% ora a un livello positivo per lo 0,50%. Non è da escludere che si rendano necessari ulteriori rialzi del tasso di interesse” – ha detto la banca nazionale svizzera nel comunicato – per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine. Al fine di assicurare condizioni monetarie adeguate, la Banca nazionale afferma anche la sua disponibilità ad agire all’occorrenza sul mercato dei cambi”. Ieri la Federal Reserve ha nuovamente alzato i tassi di 75 punti base, si tratta del terzo aumento di questa portata e del quinto rialzo dall’avvio del ciclo restrittivo. La banca centrale americana ha fatto sapere che andrà avanti con una politica aggressiva e con i tassi che raggiungeranno il 4,4% (valore mediano) a fine 2022, mentre a giugno era previsto un rialzo al 3,4%.

Anche il comitato della politica monetaria della South African Reserve Bank ha deciso di aumentare il tasso di interesse chiave di 75 punti base al 6,25%, centrando le attese degli analisti. Tre membri del Comitato hanno preferito l’aumento annunciato, mentre due membri avrebbero preferito un aumento di 100 punti base, si legge nello statement rilasciato al termine della riunione. Il livello dei tassi “è ora più vicino al livello prevalente prima dell’inizio della pandemia”, afferma il comitato, sottolineando che “il percorso rivisto dei tassi continua a favorire la domanda di credito nel breve termine, mentre porta i tassi a livelli più coerenti con l’attuale visione dei rischi di inflazione”. L’obiettivo della politica della banca centrale è di “ancorare più saldamente le aspettative di inflazione” intorno al punto medio della fascia obiettivo e aumentare la fiducia nel raggiungimento dell’obiettivo di inflazione nel 2024.

La Banca centrale del Giappone, invece, ha confermato la sua politica monetaria ultra espansiva: i tassi a breve termine sullo yen restano al -0,1% mentre proseguiranno operazioni di acquisti di titoli pubblici. L’inflazione nel Paese ha raggiunto il 3% ad agosto, superando l’obiettivo del 2% della Banca centrale per il quinto mese consecutivo, ma resta ben inferiore ai livelli delle altre economie avanzate. La decisione della BoJ ha ancora una volta messo sotto pressione la valuta nipponica: lo yen ha toccato nuovo minimo da 24 anni contro il dollaro. La Bank of Japan ha annunciato, inoltre, la decisione di porre fine al programma di finanziamenti anti-Covid, in scadenza questo mese.

Si distingue pure il Comitato di politica monetaria (MPC) della Banca centrale turca (CBRT) ha deciso di ridurre il tasso ufficiale dal 13% al 12%, nonostante l’inflazione sia salita al +80,2% ad agosto, registrando il quindicesimo aumento mensile consecutivo e il nuovo record degli ultimi 24 anni. Il Comitato “prevede che il processo di disinflazione inizi sulla scia delle misure adottate e attuate in modo decisivo per rafforzare la stabilità finanziaria e dei prezzi sostenibile insieme alla risoluzione del conflitto regionale in corso”, si legge nello statement rilasciato al termine del meeting. Il ciclo di allentamento monetaria, che secondo gli osservatori è dovuto alle pressioni del presidente Recep Tayyip Erdogan, è giudicato senza senso dal punto di vista economico-finanziario dagli economisti.

“È importante che le condizioni finanziarie rimangano favorevoli per preservare lo slancio della crescita della produzione industriale e l’andamento positivo dell’occupazione in un periodo di crescenti incertezze sulla crescita globale e di crescente rischio geopolitico – viene sottolineato – Di conseguenza, il Comitato ha deciso di ridurre il tasso di policy di 100 punti base e ha valutato che il livello aggiornato del tasso di policy è adeguato alle attuali prospettive. La CBRT continuerà “a utilizzare con decisione tutti gli strumenti disponibili nell’ambito della strategia di liraization fino a quando indicatori forti non indicheranno un calo permanente dell’inflazione e l’obiettivo a medio termine del 5% non sarà raggiunto nel perseguimento dell’obiettivo primario della stabilità dei prezzi”, è la conclusione.

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