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sabato 1 Ottobre 2022

Banca mondiale teme crisi del debito stile anni ’80, aumento prezzi distorce catene di fornitura globali

Milano – La Banca mondiale teme che il progressivo irrigidimento delle politiche monetarie intrapreso dalle banche centrali per tentare di arginare l’inflazione possa porre le economie emergenti fortemente indebitate in una situazione di precarietà analoga a quella della crisi del debito degli anni Ottanta. Lo ha dichiarato al quotidiano “Nikkei” Ayhan Kose, direttore del Prospects Group presso la banca. Nel corso dell’intervista, Kose avverte anche che il forte aumento dei prezzi di energia e materie prime rischiano di causare distorsioni ancora maggiori delle catene di fornitura globali, già in crisi a seguito della pandemia. Secondo l’economista, se i rischi insiti negli aumenti dei tassi di riferimento e dell’inflazione di materializzeranno, la crescita delle economie emergenti subirà una brusca battuta d’arresto, all’1,2 per cento quest’anno e all’1,6 per cento l’anno prossimo, contro il 3,4 per cento e il 4,2 per cento dello scenario di base elaborato dalla banca mondiale.

Kose evidenzia “preoccupanti” similitudini tra l’attuale situazione e quella che portò alla crisi del debito tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta del secolo scorso: tra tutte, gli shock alle catene di fornitura globali causate dalla fine di un periodo protratto di politiche monetarie accomodanti. Un’altra somiglianza è la debolezza dei tassi di crescita economica. Per quanto riguarda le economie emergenti in particolare, Kose evidenzia “grandi similarità nelle dinamiche del debito, con debito e inflazione elevate e posizioni finanziari deboli. L’economista cita il default del Messico del 1982, che segnò l’inizio della crisi del debito in America Latina. Per le economie avanzate, il rischio più serio è quello della “stagflazione”, ovvero un aumento protratto dei prezzi a dispetto di una congiuntura di decrescita economica.

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